Ansia per le condizioni cliniche dell’infermiera di 40 anni precipitata ieri pomeriggio in un pozzo non segnalato all’interno del Parco della Pace, in zona Monte Stallonara a Roma. La donna, che durante la caduta si è fermata miracolosamente a circa 15 metri di profondità, si trova ora ricoverata nel reparto di traumatologia dell’ospedale San Camillo con seri traumi, in attesa di una valutazione chirurgica definitiva prevista per le prossime ore.
L’infermiera di 40 anni salvata dal nucleo Saf dopo un’ora di agonia a 15 metri di profondità, resta ricoverata: domani i medici decideranno se operarla
Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata domenicale in famiglia si è trasformata in un evento drammatico intorno alle ore 14:40 di ieri sanato 28 marzo. La donna stava camminando nel verde del Parco della Pace insieme al marito, e ai loro due figli, quando all’improvviso, il terreno sotto i piedi della donna è letteralmente scomparso.
Secondo le prime ricostruzioni e la testimonianza del coniuge, la copertura di un pozzo artesiano, probabilmente occultata dalla vegetazione o strutturalmente ammalorata, ha ceduto di schianto. Insomma, il pozzo non era ne’ segnalato né in sicurezza. La 40enne è stata inghiottita dal vuoto davanti agli occhi dei familiari, scivolando in una cavità profonda e stretta che ha immediatamente richiamato alla memoria la tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino.
La dinamica della caduta e la manovra di salvataggio
La donna è precipitata per diversi metri prima di riuscire, con un riflesso dettato dalla disperazione e dall’istinto di sopravvivenza, ad aggrapparsi a una trave o a un elemento strutturale sporgente situato all’interno della canna del pozzo.
Quella presa provvidenziale ha interrotto la caduta libera a circa 15 metri dalla superficie, evitando che la donna finisse sul fondo della cavità, dove le conseguenze sarebbero state quasi certamente fatali. Nonostante il forte dolore e lo stato di shock, l’infermiera ha avuto la prontezza di spirito di accendere la torcia del proprio cellulare per segnalare la sua posizione al marito, che dall’alto vedeva soltanto un piccolo punto luminoso nel buio pesto.
L’allarme è scattato immediatamente, mobilitando la sala operativa del comando dei vigili del fuoco di Roma che ha inviato sul posto la squadra 11/A e il nucleo specializzato Saf (Speleo Alpino Fluviale).
Le operazioni di recupero
I soccorritori sono giunti in via di Monte Stallonara pochi minuti dopo la chiamata. La situazione appariva estremamente complessa a causa della ristrettezza dell’imboccatura del pozzo e dell’instabilità del terreno circostante. Gli specialisti del nucleo Saf hanno allestito una manovra di calata e recupero utilizzando carrucole e imbragature specifiche.
Durante tutta l’operazione, durata oltre un’ora, i vigili del fuoco hanno mantenuto un contatto vocale costante con Fabiana per monitorare il suo stato di coscienza e tranquillizzarla. La donna, sebbene ferita, è riuscita a collaborare con i soccorritori, permettendo loro di agganciarla e riportarla in superficie in totale sicurezza. Una volta fuori dal pozzo, è stata accolta dalle grida di sollievo dei presenti e affidata alle cure dei sanitari del 118 che l’hanno stabilizzata sul posto.
Il bollettino medico e il ricovero al San Camillo
Dopo il recupero, Fabiana Ferrante è stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Camillo. Le fonti sanitarie dell’azienda ospedaliera confermano che il quadro clinico della paziente è stabile e non presenta un immediato pericolo di vita.
La diagnosi principale riguarda una frattura scomposta al piede sinistro, lesione compatibile con l’impatto violento contro le pareti del pozzo o il punto di arresto della caduta. Attualmente la donna è ricoverata presso il reparto di traumatologia dove i chirurghi ortopedici stanno monitorando l’entità del danno osseo. Nella giornata di domani verrà effettuata una valutazione clinica approfondita, supportata da esami radiologici di controllo, per stabilire se sia necessario sottoporre la paziente a un intervento chirurgico di riduzione e sintesi della frattura.
Le indagini sulla sicurezza e le responsabilità
Parallelamente al percorso clinico della vittima, le autorità competenti hanno avviato un’indagine per accertare le responsabilità relative alla mancata segnalazione e messa in sicurezza del pozzo. Il Parco della Pace, situato non lontano dalla sede del consiglio regionale del Lazio, è un’area frequentata abitualmente da famiglie e sportivi.
Il fatto che un pozzo così profondo potesse avere una copertura cedevole e non fosse recintato o segnalato rappresenta una grave criticità per la pubblica incolumità. Gli inquirenti dovranno ora stabilire per quale motivo non siano state effettuate le manutenzioni necessarie a prevenire un incidente di tale portata. Il marito della vittima, ha sottolineato come la vicenda avrebbe potuto avere un esito molto più tragico, specialmente se a cadere fosse stato uno dei loro figli.
Il ringraziamento agli “angeli” del soccorso
Dalle corsie dell’ospedale, la donna ha espresso parole di profonda gratitudine verso i vigili del fuoco e i sanitari che l’hanno tratta in salvo, ricordando i momenti di terrore vissuti nel buio della cavità.
Il pensiero costante rivolto alla tragedia di Alfredino Rampi del 1981 testimonia quanto quel trauma sia ancora vivo nella memoria italiana, ma in questo caso la tempestività dei soccorsi, li moderni sistemi di soccorso e la tempra della vittima hanno permesso di scrivere un finale fortunatamente diverso.


















