Il mondo dello spettacolo italiano piange la scomparsa di David Riondino, cantautore, attore e intellettuale poliedrico, spentosi domenica 29 marzo 2026 nella sua casa di Roma all’età di 73 anni. L’artista, nato a Firenze il 10 giugno 1952, ha lottato per anni contro una grave malattia, mantenendo fino all’ultimo quello spirito libero e “irregolare” che lo ha reso una figura unica e inclassificabile del panorama artistico.
Compagno d’arte di Sabina Guzzanti e Dario Vergassola, David Riondino iniziò aprendo i concerti di Fabrizio De André e la PFM
Il nome di Riondino resterà per sempre indissolubilmente legato a “Maracaibo”, brano scritto insieme a Lu Colombo e pubblicato nel 1981. Divenuta un tormentone estivo intramontabile, la canzone nascondeva, sotto un ritmo incalzante, un testo denso di ombre e riferimenti politici ambigui, tipici della scrittura dell’autore.
Nonostante l’enorme popolarità del pezzo, il rapporto con la co-autrice Maria Luisa Colombo fu spesso segnato da tensioni legate proprio alla paternità e alla gestione del brano, divergenze rimaste vive fino agli ultimi anni.
Gli esordi tra impegno politico e il debutto con i grandi
La formazione di David Riondino affonda le radici nella Firenze degli anni Settanta. Prima di calcare i palcoscenici nazionali, lavorò come bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze, un’esperienza che nutrì la sua profonda cultura letteraria. In quegli anni diede vita al Collettivo Victor Jara, un progetto musicale di chiara ispirazione militante che omaggiava il simbolo della canzone cilena.
La vera consacrazione professionale arrivò però tra il 1978 e il 1979, quando ebbe l’onore di aprire i concerti dello storico tour di Fabrizio De André con la PFM. Quell’incontro segnò l’inizio di una carriera che avrebbe visto Riondino muoversi con estrema agilità tra la canzone d’autore e la narrazione teatrale.
Il sodalizio con i grandi della satira e del teatro
Negli anni Novanta, Riondino divenne un volto familiare della televisione e del teatro civile. La sua capacità di mescolare ironia e riflessione lo portò a collaborare con figure di spicco come Sabina Guzzanti — per la quale scrisse il brano sanremese “Troppo sole” nel 1995 — e Dario Vergassola, con cui formò una coppia comica irresistibile basata su colti scambi di battute.
La sua versatilità lo spinse a lavorare nel cinema con registi del calibro di Gabriele Salvatores e Marco Tullio Giordana, e a partecipare regolarmente a programmi iconici come il Maurizio Costanzo Show e Quelli che il calcio. La sua arte non conosceva confini, spaziando dalla collaborazione con il pianista Stefano Bollani al recupero della tradizione orale.
Gli ultimi progetti e l’addio nella Chiesa degli Artisti
Fino alla fine, David Riondino ha inseguito l’idea di una cultura condivisa e popolare. Uno dei suoi ultimi sogni è stata la “Scuola dei Giullari”, un progetto volto a tramandare l’arte della canzone come forma di espressione collettiva. Anche se la malattia ne ha rallentato i passi, il suo contributo recente rimane cristallizzato in opere come l’album del 2017 dedicato al Decameron di Boccaccio.
La comunità artistica e i suoi estimatori si riuniranno per l’ultimo saluto martedì 31 marzo, alle ore 11, presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma. Sarà l’occasione per congedare un uomo che ha saputo trasformare l’esperienza personale in un patrimonio utile per tutti, rimanendo fedele alla sua natura di giullare sapiente.


















