Guardia giurata pestata in ospedale a Colleferro per difendere la pistola: trasferita invece di essere premiata

Guardia giurata donna aggredita in ospedale da un clochard mentre proteggeva la pistola in dotazione: al posto di un encomio, arriva il trasferimento

La guardia giurata aggredita

Nel luglio scorso, Veronica Riccitelli, guardia giurata all’ospedale di Colleferro, ha subito un’esperienza traumatica che l’ha segnata fisicamente e psicologicamente. Mentre svolgeva il suo lavoro di vigilanza, un clochard che aveva ricevuto aiuto dalla struttura, compreso un paio di scarpe, l’ha aggredita nel tentativo di sottrarle la pistola. L’intento dell’uomo era di aprire il fuoco nel pronto soccorso.

Guardia giurata donna aggredita in ospedale da un clochard mentre proteggeva la pistola in dotazione: al posto di un encomio, arriva il trasferimento

Durante il suo coraggioso tentativo di difendere medici e pazienti, Riccitelli ha subìto violente percosse alla testa, colpita ripetutamente con i tacchi delle scarpe. L’aggressione le ha provocato danni permanenti a un orecchio e numerosi traumi fisici.

Nonostante il coraggio dimostrato, Veronica non ha ricevuto il riconoscimento che si aspettava, ma bensì un trasferimento a Roma, all’ospedale Umberto I, lontano da casa e dal suo posto di lavoro. Una decisione che ha scatenato indignazione tra i colleghi e tra chi aveva visto nel suo gesto un esempio di abnegazione.

Guardia giurata pestata in ospedale a Colleferro per difendere la pistola: trasferita invece di essere premiata 1
L’ospedale di Colleferro

Madre separata e con due figli, la vigilantes dopo quella aggressione ha dovuto affrontare dieci giorni di ricovero, una prognosi di 40 giorni, e mesi di convalescenza e sofferenza, ma non ha mai ricevuto un adeguato encomio per aver evitato una tragedia.

Invece, le è stato comunicato il trasferimento, senza una motivazione chiara, aggravando il suo senso di ingiustizia.

Il racconto della guardia giurata

Nel suo racconto, Riccitelli ricorda quei momenti di terrore: “Il primo luglio ero in servizio al pronto soccorso di Colleferro. Mancava un’ora a fine turno quando è entrato nella sala di attesa un clochard che nei giorni precedenti era arrivato con la pianta del piede lacerata, perché probabilmente aveva camminato per giorni scalzo e a cui era stato regalato un paio di scarpe. Girava per l’ospedale da un po’ di tempo. Prima aveva tentato di aggredire un poliziotto”.

“Pochi minuti prima dell’aggressione – continua la guardia giurata – gli avevo anche offerto il mio pranzo, invitandolo a lasciare l’ospedale. Ma, poco dopo, si è chiuso nell’unico bagno di servizio del pronto soccorso e non voleva uscire. Quando, con pazienza, gli ho chiesto di liberare il bagno, mi ha insultata e ha tentato di sfilarmi la pistola, urlando ‘Sparo a tutti’.

Ho protetto la fondina, ma lui mi ha colpita ripetutamente alla testa con i tacchi delle scarpe, forse per farmi mollare la presa sulla pistola. Sono svenuta. Mi hanno ricoverato, sono stata in prognosi riservata. Da quel momento, ho perso il 60% dell’udito da un orecchio e soffro di acufene.”

Il clochard, dopo l’aggressione, è stato arrestato dai carabinieri e successivamente condannato a tre anni e mezzo di reclusione per lesioni gravi. Veronica ha ottenuto giustizia ma anche conseguenze per la sua salute e nel suo lavoro: un trasferimento inaspettato.

Ecco perché nel suo racconto la guardia giurata aggiunge con desolazione: “Non dobbiamo poi lamentarci se la gente non ha più fiducia. Mi aspettavo un encomio, non un trasferimento”.