Anarchici morti al Parco degli Acquedotti: maneggiavano una bomba a alto potenziale

Anarchici morti nell’esplosione: cinque perquisizioni e nuovi accertamenti della Digos su obiettivo, ordigno e possibili complici

Il casolare crollato

L’ordigno che stavano preparando i due anarchici morti nel crollo provocato da un’esplosione l’altra sera al parco degli Acquedotti a Roma, era voluminoso. Sono le prime conclusioni dedotte dai resti trovati nel casolare.

Anarchici morti nell’esplosione: cinque perquisizioni e nuovi accertamenti della Digos su obiettivo, ordigno e possibili complici

Inoltre si tratterebbe di un tipo di ordigno che in genere viene preparato e utilizzato in tempi brevi. Elementi che fanno presumere a chi indaga che l’intenzione fosse quella di utilizzarlo nel breve tempo e in un raggio ristretto, probabilmente nello stesso quadrante sud-est di Roma.

Ad avvalorare questa ipotesi c’è il fatto che il casolare scelto dagli anarchici per confezionare la bomba non si trova in una zona isolata ma in un parco molto frequentato, un luogo dove non sarebbe stato possibile rimanere per tanto tempo.

Intanto la Polizia ha proceduto a cinque perquisizioni nei confronti di appartenenti all’area anarchica e due persone ascoltate come informate sui fatti: proseguono a ritmo serrato le indagini della Digos sulla morte dei due anarchici Sara Ardizzone e Marco Mercogliano, i due anarchici deceduti.

Nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato materiale riconducibile all’area anarchica, che al momento non risulterebbe direttamente collegato all’episodio. Le due persone ascoltate, vicine ideologicamente alle vittime, non avrebbero avuto alcun ruolo nell’azione.

Un punto appare certo: Ardizzone e Mercogliano stavano pianificando un’azione. Resta però da chiarire quale fosse l’obiettivo. Gli investigatori stanno analizzando le tracce recuperate sul luogo dell’esplosione per ricostruire la tipologia dell’ordigno.

La violenza dello scoppio e le condizioni dei corpi fanno ipotizzare un dispositivo ad alto potenziale, potenzialmente letale, ma non è ancora chiaro se destinato a un luogo affollato.

Indagini sulla rete di supporto

Anarchici morti al Parco degli Acquedotti: maneggiavano una bomba a alto potenziale 1
I rilievi al casolare

Sotto la lente anche la logistica: perché la scelta sia ricaduta proprio sul casolare del parco, come i due siano arrivati sul posto e in che modo abbiano reperito i materiali. Altro nodo cruciale riguarda l’eventuale presenza di complici o di una rete di supporto.

Diverse le piste al vaglio. Tra queste, quella legata alla causa di Alfredo Cospito e alle mobilitazioni contro il sistema carcerario e i Cpr, temi ricorrenti nell’ambiente anarchico. Non si escludono neppure moventi collegati al contesto internazionale, in chiave anti-imperialista e contro l’industria degli armamenti, né possibili azioni di matrice antigovernativa, anche in relazione al clima politico interno.

La rivendicazione

Nel frattempo, dall’area anarchica arrivano messaggi di rivendicazione ideologica. In un comunicato diffuso su Radio Onda d’Urto, gruppi valtellinesi parlano della necessità di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”, evocando anche la “violenza rivoluzionaria”. Nel testo si ricorda la militanza dei due e la loro partecipazione ad assemblee e iniziative, ribadendo una visione di lotta radicale contro le istituzioni e il contesto globale.

Le indagini restano aperte su tutti i fronti, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire con precisione la rete di relazioni e le reali finalità dell’azione che i due stavano preparando.