“Ciao mamma, con l’Europa ho finito, qui è un ghetto”. Con queste parole, cariche di un’inquietante lucidità mista a disprezzo, Francis Kaufmann cercava di pianificare la sua fuga verso gli Stati Uniti poche ore dopo aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la piccola Andromeda. I corpi delle due vittime giacevano ancora nell’area di Villa Pamphili quando l’americano, noto anche con l’alias Rexal Ford, inviava una serie di email alla madre chiedendo trecento dollari per un biglietto aereo destinazione Miami.
Emergono nuovi dettagli agghiaccianti dai messaggi inviati da Kaufmann alla madre poco prima del ritrovamento dei corpi di Anastasia e della piccola Andromeda
Questi messaggi, tre in totale inviati lo stesso 7 giugno, sono stati analizzati dagli investigatori e letti oggi in aula a Piazzale Clodio, dipingendo il ritratto di un uomo che, dopo aver sterminato la propria famiglia, era pronto a voltare pagina chiedendo alla madre di aiutarlo a “non darle più fastidio”.
Le ricerche sul web tra bus per Milano e baby modeling
L’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire le ore immediatamente precedenti e successive al delitto, rivelando un’attività online sconcertante. Il giorno prima del ritrovamento dei cadaveri, quando secondo l’accusa Anastasia era già stata uccisa, Kaufmann cercava compulsivamente su internet come raggiungere Milano in bus.
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Tuttavia, il dettaglio più eclatante riguarda le ricerche effettuate su agenzie di baby modeling e sull’adozione di minori: l’uomo sembrava interessato a inserire bambini nel mondo dello spettacolo proprio mentre la sua bambina era ormai senza vita.
La contraddizione tra questi messaggi digitali e la realtà del duplice omicidio ha spinto i pm coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini a contestare aggravanti pesantissime, tra cui i motivi futili e abietti e la minorata difesa delle vittime.
Il mancato allarme della polizia e l’ultimo incontro
In aula è stata ascoltata anche la testimonianza di una poliziotta del commissariato Borgo, che aveva incrociato Kaufmann in due occasioni prima del tragico epilogo. Il 20 maggio l’americano appariva ubriaco e ferito alla testa, ma Anastasia, sentita in disparte, aveva rassicurato gli agenti dicendo di non aver paura.
L’episodio più critico risale però al 5 giugno, quando l’uomo è stato trovato solo con la piccola Andromeda in braccio. Sebbene fosse agitato e urlasse, i poliziotti non hanno ritenuto necessario allertare i servizi sociali perché la bambina appariva ben vestita e curata. Nonostante non vi fossero segnali d’allarme formali in quei brevi messaggi verbali scambiati con le forze dell’ordine, gli inquirenti ritengono che in quel momento Anastasia fosse già morta e che Kaufmann stesse gestendo la figlia in totale solitudine.
La strategia difensiva e la perizia psichiatrica
La difesa di Francis Kaufmann punta ora a scardinare la capacità dell’uomo di partecipare coscientemente al processo. I giudici della Prima Corte di Assise hanno accolto la richiesta di sottoporre l’imputato a una perizia psichiatrica, sciogliendo la riserva e nominando degli esperti per accertare il suo stato mentale.
Si tratta di un passaggio cruciale per stabilire se le visioni deliranti contenute nei suoi messaggi alla madre, in cui definiva l’Europa un ghetto e sognava una nuova vita a Miami, siano frutto di una patologia o di un lucido tentativo di manipolazione. Resta ferma l’accusa di occultamento di cadavere e duplice omicidio aggravato, reati per i quali l’americano rischia la massima pena prevista dall’ordinamento italiano se dovesse essere dichiarato imputabile.
Le aggravanti del duplice delitto efferato
L’inchiesta prosegue serrata per chiudere il cerchio su ogni dettaglio tecnico, incrociando i dati del cellulare con le testimonianze raccolte. I pm Antonio Verdi e Giuseppe Cascini restano convinti che la violenza sia stata alimentata da una dinamica di possesso e da una sproporzionata crudeltà. Il contenuto dei messaggi inviati alla madre rappresenta per l’accusa la prova di una premeditazione o comunque di una volontà di fuga che non ammetteva rimorsi.

















