Chiamate mute, perché arrivano e cosa si rischia: l’allarme sulle nuove truffe telefoniche

Dal semplice squillo senza risposta alle frodi digitali: come funzionano e come difendersi

Chiamate mute e truffe telefoniche

Il telefono squilla, il numero non è salvato in rubrica e quando si risponde dall’altra parte non parla nessuno. Le cosiddette “chiamate mute” sono sempre più diffuse e, secondo diverse associazioni dei consumatori, potrebbero nascondere rischi maggiori di quanto si pensi. Ecco cosa sappiamo e come difenderci.

Cosa sono le chiamate mute e perché arrivano

A lanciare l’allarme è il Codacons, che invita a non sottovalutare questo fenomeno. Anche se a prima vista può sembrare solo un errore o una chiamata automatica, in alcuni casi potrebbe essere il primo passo di tentativi di truffa telefonica o digitale.

Le chiamate mute sono telefonate in cui il destinatario risponde ma non sente alcuna voce o messaggio. Spesso la linea cade dopo pochi secondi. Dietro queste chiamate, spiegano gli esperti, possono esserci sistemi automatici che effettuano migliaia di telefonate al giorno. L’obiettivo è raccogliere alcune informazioni di base:

  • verificare se un numero è attivo
  • capire in quali orari l’utente risponde più spesso
  • analizzare la durata della chiamata o la reazione della persona

Questi dati permettono ai sistemi informatici di costruire database di numeri “agganciabili”, che potrebbero essere utilizzati in seguito per campagne di telemarketing aggressivo oppure per tentativi di truffa più sofisticati.

Secondo il Codacons, in alcuni casi le chiamate mute possono servire anche a registrare pochi secondi della voce dell’utente, materiale che con l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzato per creare falsi messaggi vocali o tentativi di truffa.

Cosa sono le chiamate mute e come le sfruttano i truffatori
Cosa sono le chiamate mute e come le sfruttano i truffatori

Una volta verificato che il numero è attivo, i dati raccolti possono essere incrociati con informazioni reperibili online, ad esempio sui social network. Questo permette ai truffatori di costruire tentativi di raggiro sempre più credibili. Negli ultimi anni sono aumentati i casi di phishing telefonico, con criminali che si spacciano per banche, enti pubblici o operatori telefonici per ottenere dati personali o bancari.

Le truffe telefoniche più diffuse

Le chiamate mute rappresentano solo uno dei possibili strumenti utilizzati dai truffatori. Tra le truffe telefoniche più diffuse in Italia negli ultimi anni ci sono:

  • Spoofing telefonico. I criminali falsificano il numero chiamante, facendo apparire sul display quello di una banca o di un ente ufficiale. Durante la telefonata chiedono dati personali o codici di sicurezza.
  • Truffa del finto operatore bancario. La vittima riceve una chiamata da un presunto addetto della banca che segnala movimenti sospetti sul conto e chiede codici di sicurezza o autorizzazioni per “bloccare” operazioni fraudolente.
  • Truffa del parente in difficoltà. Sempre più diffusa anche tramite WhatsApp, prevede che i truffatori fingano di essere un familiare che ha cambiato numero e chieda urgentemente un bonifico o una ricarica.
  • Wangiri o chiamate con prefissi esteri. Si tratta di squilli brevi provenienti da numeri internazionali sconosciuti. Se l’utente richiama, viene indirizzato verso numeri a pagamento con costi molto elevati.

Come difendersi dalle chiamate sospette

Per ridurre i rischi è importante adottare alcune semplici precauzioni:

  • non richiamare numeri sconosciuti, soprattutto con prefissi esteri
  • non fornire mai dati personali o bancari al telefono
  • bloccare e segnalare i numeri sospetti come spam
  • verificare sempre le comunicazioni tramite i canali ufficiali di banche o enti

In caso di dubbi o tentativi di truffa è possibile anche segnalare il numero all’Autorità Garante o alle associazioni dei consumatori.