La strage dei pini ai Fori Imperiali: denuncia per nuovo abbattimento folle di altri 14 alberi

Oltre ai tagli nel centro storico, dita puntate sulla gestione del verde e un ginepraio burocratico delle perizie di stabilità, che rischia di cancellare il patrimonio Unesco senza sostituire gli alberi rimossi

Arriva dal coordinamento romano di Democrazia Sovrana Popolare, il duro atto d’accusa contro quella che definisce una vera e propria strategia di abbattimento indiscriminato del patrimonio vegetale cittadino. Nelle ultime ore, l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’area monumentale dei Fori Imperiali, dove la task force capitolina ha decretato la fine di altri 14 pini storici

Oltre ai tagli nel centro storico, dita puntate sulla gestione del verde e un ginepraio burocratico delle perizie di stabilità, che rischia di cancellare il patrimonio Unesco senza sostituire gli alberi rimossi

Questo provvedimento, si inserisce in una scia di interventi che hanno già colpito duramente i parchi più prestigiosi della città, da Villa Torlonia a Villa Ada, fino a coinvolgere ogni quartiere del centro e della periferia, e la preoccupazione principale sollevata dal movimento politico, riguarda l’assenza di una reale pianificazione, che bilanci la sicurezza pubblica con la tutela ambientale, trasformando quella che dovrebbe essere l’ultima ratio in una prassi consolidata, che elimina sistematicamente gli alberi secolari dal paesaggio urbano.

Sicurezza dei cittadini o tutela dei dirigenti

Secondo l’analisi proposta da DSP, si tratterebbe per tagli cautelativi estremi, una strategia prudenziale eccessiva, per non incorrere nei rischi civili o penali derivanti dalla possibile caduta di rami o tronchi. In questo contesto, le perizie di stabilità diventano spesso strumenti di difficile interpretazione, in cui secondo la denuncia, si scontrano valutazioni tecniche discordanti che lasciano la cittadinanza in un totale stato di incertezza.

Vuoto normativo e le lacune della legge

La facilità con cui si procede alla distruzione del polmone verde romano trova una sponda, secondo DSP, in una normativa nazionale che delega poteri quasi assoluti ai singoli comuni senza imporre sanzioni per le inadempienze.

La Legge 10 del 2013 e le recenti linee guida del Ministero dell’Ambiente, si limitano a fornire raccomandazioni che non risultano vincolanti, lasciando alla discrezionalità dei regolamenti locali la decisione finale sugli abbattimenti.

Secondo coordinamento romano di Democrazia Sovrana Popolare dunque, ci si troverebbe difronte ad un vuoto legislativo che permette alle amministrazioni di procedere, ma che poi dovrebbe anche pretendere la garanzia di una sostituzione degli alberi rimossi che, per legge, dovrebbe avvenire entro l’anno dalla rimozione.

Un bilancio drammatico per il patrimonio Unesco

I numeri citati nella nota intanto, delineano un quadro di emergenza assoluta: negli ultimi tre anni il Comune di Roma avrebbe abbattuto una cifra compresa tra i 18.000 e i 23.000 alberi. Una politica che, secondo DSP, non tiene conto delle gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini, privati di naturali filtri per l’inquinamento, né del danno d’immagine per una città che è vetrina turistica mondiale e patrimonio dell’Unesco.

L’incessante attività delle motoseghe nel centro storico rischia oggi di alterare permanentemente l’estetica e il microclima di aree millenarie. “Senza un’inversione di tendenza e una maggiore trasparenza nelle perizie tecniche, il rischio è che Roma continui a perdere i suoi alberi più rappresentativi, sacrificati sull’altare di una burocrazia che preferisce tagliare piuttosto che curare e manutenere correttamente il verde esistente” – concludono.