Coin di Termini, la cassiera accusata di furti è libera (con obbligo di firma)

L'ex commessa coinvolta in un sistema di furti con complici tra forze dell'ordine, tra cui poliziotti e carabinieri, dovrà firmare in caserma ogni giorno

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha deciso di applicare l’obbligo di firma quotidiano per la ex cassiera del negozio Coin di via Giolitti coinvolta in un’inchiesta che ha svelato un vasto sistema di furti all’interno del punto vendita della stazione Termini, ormai chiuso. L’indagine riguarda 44 indagati, tra cui 21 appartenenti alle forze dell’ordine, tra cui poliziotti della Polfer e carabinieri in servizio nello scalo ferroviario.

L’ex commessa coinvolta in un sistema di furti con complici tra forze dell’ordine, tra cui poliziotti e carabinieri, dovrà firmare in caserma ogni giorno

L’inchiesta è nata dopo che l’inventario del febbraio 2024 ha evidenziato un ammanco di merce pari a 184 mila euro, un dato anomalo rispetto agli altri punti vendita della catena.

Le successive indagini – affidate ai carabinieri di Roma Centro – hanno rivelato ulteriori sottrazioni per circa 95 mila euro, comprese merci come capi d’abbigliamento, cosmetici e profumi, con oltre 80 episodi di furto ricostruiti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la cassiera avrebbe messo da parte articoli selezionati, rimuovendo etichette anti taccheggio e scontrini per permettere ai clienti “selezionati”, tra cui diversi uomini e donne in divisa anche con le stellette, di uscire senza pagare o con importi significativamente ridotti.

In alcuni casi, veniva anche simulato il pagamento elettronico o veniva stampato uno scontrino di cortesia.

L’indagine

In un primo momento i responsabili della Coin avevano attivato anche un’agenzia investigativa privata, che aveva installato nuove telecamere di sorveglianza per monitorare la cassa incriminata ovviamente senza informare il personale.

Nonostante la richiesta di arresto da parte della Procura di Roma, il giudice ha optato per la misura cautelare dell’obbligo di firma per la donna, che respinge le accuse più gravi, ammettendo solo alcune irregolarità.

Tra gli altri indagati figurano diversi agenti della Polfer e carabinieri, alcuni dei quali avevano accesso diretto al negozio, dove avvenivano i furti.