L’abbraccio di Lorenzo alla sua città si fa gigantesco, ma non senza scossoni. Il richiamo dell’Arca di Loré ha già polverizzato i biglietti per la data del 12 settembre 2026 in poche ore, spingendo la Trident Concerts ad annunciare immediatamente un bis per il giorno successivo, il 13 settembre.
Jovanotti annuncia una seconda data dopo il sold out ma l’uso dell’arena del Circo Massimo torna al centro di esposti e battaglie cittadine
La notizia, se da un lato manda in estasi migliaia di fan pronti a invadere l’arena più celebre del mondo antico, dall’altro riaccende una polemica che a Roma non si è mai veramente spenta. Tra l’entusiasmo per i set di Benny Benassi e Afrojack e il timore di nuovi “concerti-terremoto”, l’estate romana si preannuncia caldissima sia sul palco che tra le case di chi vive intorno al Circo, con il timore di vivere ancora una volta gli effetti speciali del film “Tremors”.
Il bis di Lorenzo e il format “Jova al Massimo”
Il doppio appuntamento capitolino rappresenta l’approdo finale del tour estivo, un viaggio che toccherà sette città partendo dalla Sardegna. Per Jovanotti si tratta di un ritorno trionfale a due anni dall’incidente in bicicletta, con un dolore fisico che dichiara essere diventato un “compagno di viaggio”.
Il Circo Massimo non sarà un semplice palco, ma uno spazio aperto fin dal primo pomeriggio, trasformando l’intera arena in un villaggio musicale dove le hit storiche si mescoleranno ai brani di “Niuiorcherubini”, l’ultimo album nato a New York. Il 13 settembre sarà Afrojack a guidare il DJ set esclusivo, garantendo un’energia che gli organizzatori definiscono irripetibile.
La rivolta dei residenti e l’esposto ai Carabinieri
Tuttavia, sotto la polvere sollevata dai passi dei fan, cova il malcontento. Un gruppo di cittadini sempre più ampio, guidato dal presidente di comitato Alessandro Olivieri, già negli scorsi mesi aveva presentato un esposto ai Carabinieri dell’Aventino per fermare la programmazione live.
Le accuse erano pesanti: inquinamento acustico, vibrazioni pericolose e una viabilità cittadina paralizzata. Secondo i residenti insomma, nonostante il passato glorioso, l’arena non sarebbe più un luogo adatto a ospitare masse oceaniche, citando i disagi legati ai parcheggi selvaggi e alle strade chiuse che rendono la vita nell’enorme quadrante e nelle zone limitrofe un incubo logistico durante i grandi raduni.
Il fantasma di Travis Scott e i rischi archeologici
A pesare sul dibattito è sempre un noto precedente del 2023, quando il concerto di Travis Scott scatenò vibrazioni simili a un sisma e causò il ferimento di circa 60 persone a causa dell’uso di spray al peperoncino.
Al fianco dei cittadini, anche tanti esperti archeologi che temono per la Torre della Moletta e per le antiche strutture ipogee. E il timore, è ancora che l’arena possa subire lesioni irreversibili a causa delle frequenze sonore e del calpestio ritmico di decine di migliaia di persone, da parte del fronte del “no” che chiede che il Circo Massimo torni a essere un sito archeologico e non un palcoscenico per il pop internazionale.
La difesa dell’amministrazione: cultura e indotto
A difendere da sempre la scelta politica e culturale è l’assessore ai Grandi Eventi, Alessandro Onorato con i dati presentati dal Campidoglio di oltre 3 milioni di euro generati dalle manifestazioni negli ultimi tre anni, e che, come da lui dichiarato, verrebbero in parte reinvestiti direttamente nella manutenzione e nella tutela del patrimonio cittadino.
Oggi più che mai però, con numeri e presenze che già sono note e che si riverseranno solo su due date della prossima estate, la sottolineatura di un’opportunità economica che genera flussi turistici, rivendicando la capacità di Roma di competere con le grandi capitali, ancora non convince.
Un’estate di transizione per la Capitale
Mentre la macchina organizzativa procede a pieno ritmo per garantire la sicurezza del 12 e 13 settembre, la città resta divisa. Se l’Arca di Loré, così come i grandi eventi che faranno tappa al Circo Massimo, rappresenta la “musica dell’anima”, per molti cittadini rappresenta anche una minaccia all’integrità dei monumenti.


















