‘Carissime Nennella e Belluccia’, questo il titolo del libro scritto da Michela Nucciarelli per raccontare la storia inedita della famiglia Guglielmi, proprietaria dell’omonima villa di Fiumicino ormai acquisita al demanio comunale ma su cui emergono nuovi dettagli tratti da un carteggio privato risalente al periodo compreso tra il 1892 e il 1944.
In un libro tratto da un carteggio inedito la storia della famiglia Guglielmi
L’opera nasce da un approfondito lavoro di ricerca archivistica che ha permesso di gettare nuova luce su una vicenda che si situa a cavallo tra i gli ultimi due secoli e si basa sullo scambio epistolare avvenuto tra Elena Guglielmi, detta “Nennella”, ultima titolare dello storico edificio, e la madre Isabella, soprannominata “Belluccia”.
Alla realizzazione del volume ha collaborato la Pro Loco di Fiumicino, fornendo immagini della villa risalenti al passato e supportando la raccolta di materiali e testimonianze anche attraverso interviste a persone che la frequentarono quando non era ancora accessibile liberamente.
La presentazione del volume, patrocinata dal Comune di Fiumicino, si terrà in Via della Scafa 46, presso Villa Guglielmi, sabato 14 marzo alle ore 17.00.
Durante l’evento saranno letti alcuni brani del carteggio, accompagnati dalla proiezione di immagini d’epoca.
La nobiltà romana e le bonifiche del litorale romano
C’è un filo rosso che lega la nobiltà romana del Seicento, le bonifiche dell’Ottocento e la moderna vita democratica di Fiumicino.
Quel filo passa per Villa Guglielmi e il suo parco di tre ettari, un complesso che oggi non è solo un polmone verde, ma un tassello fondamentale dell’Archivio Storico della Città. Sebbene i trascorsi delle sue mura siano noti a tutti, meno conosciuti sono quelli dei suoi abitanti, a partire dalla figura della marchesa Elena Guglielmi.
Gli esordi tra battute di caccia e tribunali
La storia della villa ha inizio nel lontano 1697, quando il Principe Don Giovanni Battista Aldobrandini acquistò quello che all’epoca era una residenza signorile di campagna destinata allo svago.
Alla sua morte, nel 1709, il nipote Don Benedetto Pamphili ne fece un casino per le sue battute di caccia, ma fu nel 1748 che il complesso assunse proporzioni ambiziose.
Il nobile sognava una struttura maestosa e si affidò a Sebastiano Primoli per l’ampliamento. Tuttavia, la vicenda della villa è segnata da intoppi burocratici e legali che sembrano precorrere i tempi moderni: alla morte di Don Benedetto nel 1750, i lavori di ristrutturazione, infatti, si fermarono bruscamente.
Seguì una lunga battaglia legale tra gli eredi e le maestranze (muratori e artisti) che reclamavano i pagamenti. La disputa si risolse solo con l’intervento dell’architetto Carlo Marchionni, che divise fisicamente l’edificio tra la famiglia Colonna e i Primoli, questi ultimi costretti a farsi carico dei debiti pregressi.
L’era Guglielmi e il trauma della guerra
Il vero cambio di passo avvenne alla fine dell’Ottocento, quando la proprietà dell’antico edificio passò alla famiglia Guglielmi come prezioso regalo di battesimo per la neonata Elena. Nonostante la marchesa vi soggiornasse raramente, la sua figura rimase impressa nella memoria collettiva per la sua generosità, meritandosi l’appellativo di “fata”.
Tra gli ospiti della famiglia figura, tra gli altri, Claude-Achille Debussy pianista e compositore francese considerato uno dei massimi esponenti del simbolismo musicale che soggiornò a Roma dal 1885 al 1887, avendo vinto il “Prix de Rome”.
“Ho lasciato Roma e sono stato a Fiumicino. Primoli, essendo a Parigi, m’ha offerto la sua villa che è deliziosamente sistemata. Fiumicino è un luogo affascinante dove i romani vengono a farsi i bagni nel mare e dove ho avuto un piacevolissimo soggiorno, ho goduto d’una completa solitudine, ciò di cui ho bisogno per adesso”.



















