Le bacinelle portate in piazza come scudi contro l’inefficienza. Si è svolta così la protesta dei residenti del Laurentino 38 e di Quarticciolo arrivata fin sotto le finestre dell’Ater, trasformando il disagio quotidiano in un atto di accusa politico e sociale: “A Roma, nei quartieri popolari, i conti non tornano più”.
Dopo il presidio sotto le finestre Ater, i residenti pretendono chiarezza sui conti pubblici e sugli alloggi inagibili lasciati nel degrado
Il freddo e la pioggia degli ultimi mesi non hanno trovato argine nelle manutenzioni pubbliche, ma solo nei contenitori di plastica che gli abitanti hanno dovuto posizionare sotto i soffitti scrostati.
Bacinelle che sono diventate un simbolo, ed esibite lo scorso lunedì davanti alla sede dell’Ater, per dare un segnale concreto sulla condizione delle infiltrazioni che stanno devastano gli appartamenti.
Finalmente dopo due ore di presidio serrato, la pressione della piazza ha fatto si che l’ente aprisse un tavolo di confronto per ascoltare le segnalazioni singole e collettive. Un’apertura che tuttavia, non ha spento i dubbi, anzi ha alimentato la convinzione che la gestione economica e tecnica dei complessi edilizi sia ormai fuori controllo.

Il mistero del Quinto Ponte e i debiti municipali
Il punto di rottura secondo la nota pubblicata in queste ore da Laurentino Borgata, riguarderebbe la trasparenza finanziaria e che in sostanza ruota intorno al timore che, mentre l’Ater dichiara ufficialmente di essere in linea con il budget stanziato per i lavori al Quinto Ponte del Laurentino 38, la realtà percepita da chi vive il quartiere è diametralmente opposta.
I residenti denunciano uno spettacolo fatto di impalcature montate e smontate senza apparente logica, perdite idriche massicce e le cicatrici di un incendio che ha martoriato la struttura.
C’è poi la questione dei tributi: “L’ente – dichiarano i residenti – risulterebbe pesantemente debitore nei confronti del Municipio per l’occupazione del suolo pubblico relativa al cantiere, ma noi, non crediamo a una parola di quello che hanno detto” – hanno sottolineato i portavoce della protesta, ribadendo che ogni conto presentato dagli uffici sembra ignorare i costi sociali del degrado.
L’ombra del Sesto Ponte e i fondi extra-budget
La preoccupazione si sposta anche sul Sesto Ponte, dove è prevista l’apertura di un nuovo cantiere. Il timore dei comitati è che si ripeta il “modello Quarticciolo”: una continua richiesta di rifinanziamenti con fondi extra che sembrano sparire nei gangli della burocrazia senza produrre miglioramenti tangibili.
In questo scenario, il conto finale dei lavori lievita sistematicamente, mentre la qualità della vita degli assegnatari precipita. Il sospetto dei residenti è che si stia attuando una gestione basata sull’emergenza perenne per giustificare flussi di denaro che non arrivano mai a risolvere i problemi strutturali.
Alloggi vuoti e speculazione sulle periferie
Mentre si parla di nuovi cantieri, il silenzio cade anche sulle centinaia di alloggi dichiarati inagibili e lasciati vuoti, proprio mentre l’emergenza abitativa a Roma tocca i minimi storici. Non c’è un conto preciso delle unità abitative che potrebbero essere assegnate con interventi urgenti, ma che restano murate o fatiscenti.
“Non ci fidiamo delle risposte di chi quotidianamente specula sulle periferie”, gridano i manifestanti, accusando l’amministrazione di incompetenza. In questo contesto: “Il conto che i cittadini presentano è fatto di dignità negata e di una lotta che non si fermerà davanti a promesse d’ufficio, perché nessuno è più disposto a farsi “trattare male da chi si arricchisce sulle nostre vite” – concludono.


















