
Ostia 2026: Benvenuti nell’Isola dei Disastri.
Mancano solo sessanta giorni al fatidico “fischio d’inizio” della stagione balneare e il Lido di Roma, invece di lucidare i famosi granelli di sabbia, sembra il set di un film post-apocalittico.
Sembra un reality ma non lo è, ecco perché la prossima stagione balneare di Ostia si avvia a un inevitabile disastro
Tra erosione, esperimenti sociali degni di un reality estremo e una viabilità che farebbe perdere la pazienza anche a un santo, Ostia si prepara all’estate con lo stesso entusiasmo di chi deve fare un trasloco ad agosto.
L’ultima trovata che sta facendo tremare i polsi (e occupare l’aula consiliare) è il progetto dei camper e delle roulotte sul Lungomare Vespucci.
L’opposizione è sulle barricate contro quello che è già stato ribattezzato lo “scellerato progetto”. L’idea? Risolvere l’emergenza abitativa creando un ghetto vista mare.
Un tocco di degrado “pittoresco” proprio lì dove servirebbe un rilancio, trasformando il lungomare in un campeggio della disperazione permanente. Geniale, no?
Mentre la politica litiga al chiuso, fuori il mare ha deciso di fare “piazza pulita” degli stabilimenti storici. La natura non ha letto i piani regolatori: Lo Shilling è ormai un ricordo. Kursaal e Sporting Beach sembrano reduci da un bombardamento. La Casetta, La spiaggia di Bettina, Peppino a Mare, Bungalow e Mariposa è una lista di caduti che sembra un bollettino di guerra.
Chilometri di arenile spariti nel nulla.
Se continua così, tra due mesi il lettino andrà prenotato direttamente sul marciapiede, con le pinne già ai piedi.
Come se non bastasse la sabbia che manca, arriva il Parco del Mare. Un progetto talmente “verde” che punta a cancellare migliaia di posti auto. L’obiettivo? Forse convincere i romani che la bicicletta è il mezzo ideale per trasportare borsa frigo, ombrellone, due bambini e una nonna sotto il sole di luglio.
Senza parcheggi e con una viabilità che promette di essere un labirinto senza uscita, il “turista pendolare”, colonna portante dell’economia locale, probabilmente opterà per il balcone di casa o per lidi dove non serve una laurea in logistica per trovare un buco dove lasciare l’auto.
“Siamo pronti all’estate!” dicono i residenti con la stessa ironia di chi guarda una nave che affonda. Senza difese costiere serie e con un piano parcheggi che sembra punitivo, la stagione 2026 rischia di passare alla storia.
Non per il rilancio della “Spiaggia di Roma”, ma come il capitolo finale di una cronaca di una tempesta perfetta, dove l’unica cosa che sembra non mancare mai è l’incapacità di guardare oltre la prossima duna.
Mino Ippoliti

















