Il caso dell’ostello Litus di Ostia: scoperti 15 ospiti dopo revoca autorizzazione ma l’attività è ancora senza i sigilli

Fratelli d’Italia richiede un'azione rapida del Campidoglio e nuovi controlli al Litus, per verificare che non stia ancora operando nonostante la revoca delle autorizzazioni

Il caso della gestione Del Litus, l’ostello situato in via Adolfo Cozza 7 è tornato prepotentemente al centro della cronaca a seguito di un dettagliato rapporto informativo redatto dal X Gruppo Mare della Polizia di Roma Capitale. Il personale della Sezione Polizia Amministrativa ha effettuato un sopralluogo ispettivo il 29 dicembre scorso, riscontrando gravi irregolarità a carico del legale rappresentante della Società Cooperativa Verderame.

Fratelli d’Italia richiede un’azione rapida del Campidoglio e nuovi controlli al Litus, per verificare che non stia ancora operando nonostante la revoca delle autorizzazioni

Gli agenti hanno accertato che, nonostante la notifica della revoca dell’autorizzazione avvenuta via PEC il 28 novembre 2025, la struttura continuava a operare abusivamente come ostello della gioventù.

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Al momento del controllo, all’interno del Litus erano presenti quindici persone, la cui permanenza è stata confermata dalle ricevute di invio al servizio alloggiati web. Questa prosecuzione dell’attività extralberghiera senza titolo autorizzativo, ha portato all’emissione dei verbali nei confronti del titolare.

La denuncia di Fratelli d’Italia in Campidoglio

A novembre scorso, la vicenda è approdata in Commissione Trasparenza su richiesta dei consiglieri di Fratelli d’Italia, che hanno sollevato forti dubbi sulla tempestività dell’azione amministrativa.

Un durissima critica verso l’Amministrazione Capitolina, giudicata in grave ritardo nella gestione del Litus è arrivata in queste ore da Mariacristina Masi Consigliera FdI e richiedente della Commissione, e Federico Rocca, Presidente della Commissione Trasparenza.

Secondo i consiglieri, permane una pericolosa confusione circa lo stato effettivo dell’attività, rendendo paradossale il fatto che, nonostante i provvedimenti di chiusura già emanati, non siano ancora stati apposti i sigilli definitivi.

E’ noto come la situazione del Litus si sta trascinando ormai da troppi anni tra inadempienze burocratiche e un progressivo degrado dell’area, aggravato da episodi critici come i roghi sviluppatisi nelle vicinanze a causa dell’accumulo illecito di rifiuti.

Il tentativo di accordo e i termini per lo sgombero

Durante i lavori della Commissione è emerso però, che Roma Capitale sta tentando di percorrere la via di un accordo bonario per la riacquisizione dell’immobile, concedendo alla società cooperativa ulteriori tre settimane per liberare i locali.

Questo passaggio è considerato propedeutico all’esecuzione della Determinazione Dirigenziale di accesso e sgombero, volta a riportare le porzioni di immobile al patrimonio indisponibile di proprietà capitolina.

Gli uffici del Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative, sono incaricati di procedere alla riacquisizione, con il supporto operativo della Polizia Locale ove necessario.

Tuttavia, la consigliera Masi ha richiesto un aggiornamento formale entro un mese, per monitorare che questo non rappresenti l’ennesimo rinvio di una pratica che necessita di trasparenza assoluta, specialmente riguardo alle somme eventualmente rimaste insolute dal Litus, e cioè oltre 300mila euro di insoluti verso le casse comunali nel corso dell’ultimo decennio.

Sicurezza e decoro nella Colonia Vittorio Emanuele III

La preoccupazione dei residenti di Ostia e dei rappresentanti politici non riguarda solo l’abusivismo commerciale del Litus, ma anche la sicurezza generale del complesso della Colonia Vittorio Emanuele III.

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In prossimità della struttura all’interno della Colonia Vittorio Emanuele, anche di recente sono stati numerosi gli interventi delle Forze dell’Ordine, non da ultimo quelli legati ad un rogo ad opera di ignoti esploso in una discarica abusiva.

L’Amministrazione viene ora chiamata a garantire il rispetto delle regole senza ulteriori esitazioni, assicurando che la funzione sociale o turistica del bene pubblico non sia soggetta a gestioni prive di titoli validi.