Hanno impiegato sino all’ultimo centesimo e poi si sono dovuti arrendere all’inerzia delle istituzioni competenti, fatta eccezione per il Comune di Roma che ha stanziato 20mila euro per fronteggiare alcuni lavori e il fabbisogno alimentare dei 300 animali ospiti della Sfattoria degli Ultimi, a Malborghetto sulla via Flaminia, a nord di Roma.
Sfattoria degli Ultimi a un bivio, le associazioni animaliste hanno finito i fondi: amministrazioni competenti e Procura della Repubblica restano in silenzio
Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), Lega Anti Vivisezione (Lav), Rete dei Santuari di animali liberi in Italia e Lega Nazionale Difesa del Cane-Lndc Animal Protection Lav Ente nazionale. Sono le associazioni animaliste che hanno combattuto in prima linea, sin dal sequestro penale dell’area da parte della Procura della Repubblica di Roma, per assicurare agli ospiti della struttura, salvati da maltrattamenti e abusi, condizioni di vita degne di questo nome.

“Tra forniture di cibi e mangime, paglia e fieno per i ricoveri, ampliamenti degli spazi di recinzione abbiamo speso circa 20mila euro -sottolinea Emanuela Bignami, presidente della sezione di Ostia della Lega Nazionale Difesa del Cane- è stato uno sforzo sovraumano e ci siamo ridotti sul lastrico, per questo abbiamo lanciato un ultimo Sos alle istituzioni competenti”.
Sos che ha preso la forma di una lettera inviata, in primis, alla Regione Lazio che ha competenza sulla gestione degli animali selvatici, considerato che si tratta della maggioranza delle specie ospitate nella Sfattoria degli Ultimi. Missiva trasmessa per sottolineare l’impossibilità a proseguire le attività di sostegno e volontariato all’interno dell’area a partire dal 1° gennaio di quest’anno.
La lettera con l’ultimo Sos
“Non abbiamo risorse e neppure le competenze richieste per farci carico di queste misure -prosegue Bignami- si tratta di cinghiali, ibridi nati in cucciolate miste dall’incrocio con i maiali prima della loro sterilizzazione, nove pecore, una capra, un vitello e un asino. Non si capisce perché non vengano trasferiti in altra sede dopo il via libera della Asl e dopo che il Comune di Roma aveva anche trovato una ditta per il loro trasporto”.

“Trasporto da cui sarebbero state, peraltro, esclusi gli ovini in attesa dell’esito dei test già espletati contro la brucellosi. Passaggi che non risolverebbero i numerosi problemi rimasti sul tappeto e che sono stati ingiustamente scaricati sul ruolo sin qui giocato dai volontari che sono allo stremo e ai quali non si può chiedere di sostituirsi ai custodi giudiziari nominati dal magistrato e sinora rimasti uccel di bosco”.
La cooperazione di tutti i soggetti coinvolti è l’unica strada da percorrere anche perché gli uffici competenti della Asl roma 1 hanno già dato il loro via libera alla trasformazione della Sfattoria degli Ultimi in un Centro Recupero Animali Selvatici (Cras).
Nella lettera inviata venivano, infatti, elencate le necessità utili al risanamento della struttura a iniziare dalla costituzione in loco di un presidio fisso di operai, affiancati da volontari, per assicurare una presenza umana continuativa nella struttura.

L’acquisto dei mangimi
Prioritario anche lo stanziamento dei 6/7mila euro necessari alla copertura mensile del fabbisogno alimentare cui la Regione Lazio ha destinato sinora appena 2300 euro.
Risorse neppure lontanamente sufficienti ad affrontare i problemi sanitari e strutturali irrisolti, a iniziare dalle risorse impegnate dai privati per trasferire i cinghiali dalla stalla in cui erano custoditi finalmente all’aria aperta per assicurargli condizioni di vita adeguati ai loro parametri fi vita.
La denuncia alla Procura della Repubblica
Nei giorni scorsi gli animalisti hanno dato mandato a un legale di presentare una denuncia nei confronti della Regione Lazio formalizzando i passaggi forse utili a sbloccare una situazione di stallo ormai intollerabile.
“Dopo numerose segnalazioni abbiamo depositato in Procura una denuncia per violazione degli obblighi di custodia affidati alla regione Lazio e chiesto al pubblico ministero di voler comunque adottare dei provvedimenti per rendere effettivo l’espletamento degli incarichi affidati alle istituzioni a tutela degli animali selvatici” rimarca l’avvocato Michele Pezone.
“Con la denuncia si chiede, previa valutazione di tutto ciò che emergerà durante le indagini preliminari, l’avvio di un processo e l’eventuale pronuncia di una sentenza di una condanna. Il che, tuttavia, non risolve la situazione di emergenza in cui si trova la Sfattoria degli Ultimi”.
“Il vero obbiettivo di quest’iniziativa giudiziaria è di ottenere prescrizioni che, aldilà dell’impegno formidabile delle associazioni animaliste, consentano di smuovere le acque. La maggior parte degli esemplari appartengono alla fauna selvatica di competenza regionale -prosegue il legale- non sappiamo più cosa dobbiamo fare. Si tratta di una condizione di assoluta emergenza correlata al sequestro penale di una struttura in cui vivono animali vivi che devono essere curati quotidianamente anche dal punto di vista sanitario”.
“Un ulteriore problema è rappresentato dal ruolo dell’agenzia regionale Arsial, proprietaria del terreno che abbiamo tentato di coinvolgere in alcuni incontri ma da cui non abbiamo sino avuto riscontri, per lo meno dal punto di vista della bonifica del terreno su cui si opera”, conclude Pezone.
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