La Sfattoria degli Ultimi sulla Flaminia annega nel degrado ma le grandi associazioni animaliste sono sparite

La Sfattoria degli Ultimi ha subito pesanti danni anche a causa del maltempo ma sul suo futuro pesano altre pesanti incognite

La Sfattoria degli Ultimi a Malborghetto affonda nella pioggia. Le perturbazioni di questi giorni hanno affondato il dito nella piaga di una struttura che dovrà essere sgomberata.

La Sfattoria degli Ultimi ha subito pesanti danni anche a causa del maltempo ma sul suo futuro pesano altre pesanti incognite

Il paradosso è che gli ospiti salvati da maltrattamenti e abusi potranno essere messi in salvo solo se le associazioni degli animalisti usciranno da una sorta di letargo che potrebbe rivelarsi fatale per i tantissimi esemplari presenti nella struttur,a situata al chilometro 19 della via Flaminia e già posta sotto sequestro.

Che sarà degli oltre 300 esemplari maiali, ibridi, pecore, capre, cani, gatti, e oche che sono sono stati faticosamente sottratti a un inevitabile destino di morte? E’ stato davvero tutto inutile si chiedono i responsabili che li hanno sostenuti tra mille peripezie?

Le condizioni estreme del meteo in questi giorni hanno infatti portato le già pesanti criticità del sito oltre il limite dell’immaginabile.

Allagamenti ovunque, recinti invasi dall’acqua e dalla melma, animali che tentano la fuga.

e associazioni che nell’ottobre scorso avevano fatto fronte comune per denunciare le gravi inadempienze da parte della Regione Lazio sono poi venute meno agli impegni presi lasciando di fatto pochi attivisti ad affrontare missioni impossibili e il loro appello sinora rimasto inascoltato.

L’appello del medico veterinario

A illustrare la gravità della situazione e i possibili percorsi per evitare il peggio è Alan Risolo, medico veterinario di riferimento per numerosi enti pubblici e privati per la gestione della fauna selvatica che si trovi in condizioni critiche.

Partiamo da un importante distinguo, intanto che i maiali e gli animali domestici sono di competenza del Comune mentre cinghiali ibridi e gli altri esemplari che appartengono alla fauna selvatica sono di pertinenza della Regione Lazio. L’Ufficio ambiente del Comune di Roma – sottolinea Risolo all’agenzia RiseUp Communications – ha fatto un lavoro straordinario fino ad oggi pagando le spese per alimenti che costituiscono buona parte delle spese necessarie e indifferibili di mantenimento dei nostri ospiti”.

Anche la Asl sta facendo un buon lavoro e con l’ente locale si è adoperata per rendere possibile la sterilizzazione di tutti gli esemplari in età fertile per frenarne la riproduzione incontrollata” aggiunge il medico.

Gli animali che si trovano all’interno della struttura sono poi stati separati per specie di appartenenza e carattere per evitare potenziali situazioni di conflitto e si è provveduto alla manutenzione dei recinti.

Da Milano a Roma è calata la cortina del silenzio

Manca, tuttavia, al momento la collaborazione di Ente nazionale della protezione animali (Enpa) e delle altre grandi associazioni animaliste presenti a livello nazionale.

Da Milano a Roma -incalza Risolo- sembra essere calato il silenzio sulla vicenda della Sfattoria degli animali e invece, anche se il loro contributo alleggerirebbe il carico non è stato ancora così”.

Una mano molto preziosa proprio adesso che la Asl si è resa disponibile a farsi carico dello spostamento degli esemplari in strutture più adeguate.

Il problema è ulteriormente aggravato dal fatto che il terreno su cui è stata realizzata la Sfattoria degli Ultimi è ancora di proprietà della regione, attraverso l’Arsial, che non ha battuto alcun colpo per sbrogliare l’intricata matassa.

L’ente territoriale non ha mai risposto alle sollecitazioni dei gestori mettendo, di fatto, a rischio l’incolumità degli animali e la loro stessa vita. Gli ospiti devono andare via, prima possibile, se si vuole evitare il peggio.

La sospensiva del Tar

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha, nel frattempo accolto una richiesta di sospensiva che riguarda l’abbattimento delle strutture ma che non ha preso in esame nel merito il problema dello sgombero degli animali.

Serve, pertanto, un intervento cruciale delle associazioni ecologiste e di protezione degli animali.   .
Basterebbe quel minimo di disponibilità a prendere in carico ognuna di esse qualche esemplare. Le risorse certo non gli mancano -conclude Arsiolo- anzi chi meglio della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (Leidaa), della Lega anti vivisezione (Lav), della Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc) oltre all’Enpa può concretamente attivarsi affinché questo piccolo miracolo avvenga?”.