‘Stop alla cessione del Forlanini al Vaticano’: vip e migliaia di firme contro la Regione (VIDEO)

Scandalo Forlanini, le manovre di Stato e Regione per favorire il passaggio di una struttura che appartiene a tutti i cittadini alla Santa Sede

Scandalo Forlanini. Lo storico ospedale costruito negli Anni Trenta del Novecento per combattere la Tubercolosi e chiuso nel 2015 è al centro di un’operazione che ha scatenato la reazione di esponenti della società civile, giuristi, politici ed e personalità del mondo dello spettacolo come l’attore e regista Sergio Rubini.

Scandalo Forlanini, le manovre di Stato e Regione per favorire il passaggio di una struttura che appartiene a tutti i cittadini alla Santa Sede

Il progetto al centro della querelle prevede la cessione di una struttura che ha reso celebre nel mondo la sanità italiana al Vaticano ma all’insegna di un principio basato sulla privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. Il tutto in danno dei contribuenti italiani.

Contro il trasferimento di un bene che appartiene al nostro Paese all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di proprietà della Chiesa si è schierato un Comitato che ha raccolto 120mila firme e ha preannunciato, in una conferenza stampa che si è tenuta alla Camera dei deputati, la presentazione di una diffidaa proseguire” nei confronti della Regione Lazio, dell’Agenzia del Demanio e del Ministero dell’Economia.

Al loro fianco anche vip che si sono esposti pubblicamente come gli attori Sergio Rubini e Giorgio Gobbi.

Un progetto che viene da lontano

Il passaggio di mano della struttura risale al 2016 quando la giunta regionale di centrosinistra guidata da Zingaretti delineò le caratteristiche di un autentico esproprio ai danni delle casse pubbliche.

Secondo quanto delineato dagli autori di una scelta fortemente osteggiata dagli stessi comitati che alla fine hanno deciso di ricorrere alle carte bollate, il Forlanini sarebbe stato trasferito dalla Regione Lazio al Vaticano vendendo l’area su cui la struttura è stata costruita.

Ma questo solo dopo che l’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) avesse provveduto alla ristrutturazione degli edifici pagandoli, sull’unghia, centinaia di milioni di euro e in cambio di molto meno.

La Regione avrebbe dovuto incassare dal Bambino Gesù un canone di circa 70milioni di euro, peraltro poco gradito oltre Tevere, e ricevere una porzione del Policlinico Umberto I a compensazione degli enormi spazi del nosocomio situato nel cuore di Monteverde.

Due piccioni con una fava per sua Sanità: incamerare un bene completamente risanato a costi stracciati e risolvere il problema degli spazi troppo risicati dell’ospedale pediatrico da sempre situato al Gianicolo dove occupa una sede extraterritoriale ai confini dello Stato Pontificio.

La favola del privato che interviene a soccorrere il pubblico

Ci hanno raccontato la solita favola della crisi dell’ospedale pubblico in crisi e del privato che arriva a salvarlo -chiosano dal Comitato Tutela Forlanini- ma il copione è sempre lo stesso. Prima si abbandona una struttura pubblica per incuria e poi la si dichiara inutilizzabile per i cittadini che pagano le tasse e, infine, la si regala o quasi a un privato convenzionato che deve espandersi”.

La questione è tornata di attualità dopo che il Governo ha approvato il decreto legge n. 156/2025 che ha disposto il trasferimento del terreno su cui è costruito l’ospedale al Demanio Nazionale.

Un passaggio propedeutico alla vendita tout court dello stesso terreno con tutti gli annessi e connessi alla Santa Sede?

Le firme raccolte dicono una cosa chiara -puntualizza Gabriella Battaglia- c’è una parte consistente di cittadini che non accetta che un bene pubblico venga ceduto come se fosse merce qualsiasi. E il richiamo al principio costituzionale dei beni comuni non è retorica: è un nodo politico e giuridico serio per questo si è arrivati a una diffida formale”.

La violazione dei principi di diritto

Una vicenda controversa su cui si è espresso anche Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale che ha usato parole molto dure. “Bisogna far valere i diritti dei cittadini sono loro i legittimi proprietari è scritto nella legge, perciò questa privatizzazione dei beni pubblici è fuori legge”.

Si tratta di atti criminali perché trasferiscono a soggetto privato un bene della collettività: l’ospedale del Portuense, realizzato come polo mondiale del contrasto alla tubercolosi con tutto il suo patrimonio architettonico per i pregi del suo impianto e l’ampiezza dei suoi spazi”.

La senatrice dei M5S, Alessandra Maiorino, non ricorre a giri di parole e ha presentato un’interrogazione parlamentare per avere chiarimenti in merito dal Governo.

Si tratta, afferma, “già di una rapina alla cittadinanza romana che da tempo ne chiedeva la riattivazione ma la cosa più grave è che l’accordo prevede una vera e propria cessione di sovranità territoriale. Con l’applicazione degli articoli 15 e 16 dei Patti Lateranensi tra lo Stato e la Chiesa i 18 ettari di territorio occupato dal Forlanini saranno ceduti allo Stato Estero del Vaticano”.

Il che significa esenzione dal pagamento dell’Imu dell’Iva e del versamento Irpef dei dipendenti e impossibilità di ispezioni all’interno del Bambino Gesù che rileverà l’edificio dell’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) a meno che non siano autorizzate dal Vaticano. In pratica Roma e l’Italia -conclude Maiorino- perdono un pezzo del proprio territorio nazionale a vantaggio del privato e di uno stato estero. un vero e proprio sacco di Roma, uno scandalo senza precedenti”.

Un possibile compromesso

Ma il Comitato di tutela è certo che, alla fine, prevarranno le ragioni del diritto contro un colpo di mano che si intende infliggere a un bene comune di grande pregio. La proposta è che i 200mila metri quadri della struttura vengano affittati al polo pediatrico del Bambino Gesù che occuperebbe circa 600 posti letto, meno della metà degli oltre 1500 che potrebbero trovare spazio nel nuovo Forlanini “sulla base di un gentlemen agreement che non mortifichi la sanità pubblica”.

Chi volesse riannodare il nastro di questa storia può farlo leggendo il libro di un cardiochirurgo di fama internazionale, Luciano Battaglia, che ha scritto in forma romanzata “Secondo scienza e coscienza. Malaffari in corsia” per le edizioni All Around. Un viaggio nel sistema affaristico, politico e massonico che sta minando il Servizio sanitario nazionale.