Strade crivellate di buche e asfalto scadente all’Aurelio: residenti in rivolta contro scandalo dei “rattoppi”

Le piogge torrenziali riaprono le enormi buche rattoppate pochi giorni fa: quartiere invoca il rifacimento totale delle strade e azioni legali alle ditte 

Le recenti ondate di maltempo che hanno colpito la Capitale hanno riportato alla luce, nel senso più letterale del termine, il drammatico stato di manutenzione delle arterie principali del quadrante Aurelio. La condizione più scandalosa tra le strade crivellate di buche, si è presentata con l’allerta meteo di oggi, martedì 28 gennaio, a Via Gregorio VII, asse fondamentale per il collegamento con il Vaticano e il centro storico, che si è trasformata in poche ore in una sequenza di trappole mortali.

Le piogge torrenziali riaprono le enormi buche rattoppate pochi giorni fa: quartiere invoca il rifacimento totale delle strade e azioni legali alle ditte

La denuncia, corsa veloce sui social attraverso i gruppi di quartiere, descrive una situazione di pericolo estremo: crateri profondi fino a 30 centimetri che, sotto la pioggia battente, diventano invisibili specchi d’acqua pronti a spezzare i cerchioni delle auto e a causare cadute rovinose ai motociclisti.

L’antefatto: il fallimento dei “lavori a regola d’arte”

La rabbia dei residenti non nasce solo dall’evento meteorologico odierno, ma da un pregresso che sa di beffa. Meno di due anni fa, infatti, l’intero asse viario era stato oggetto di un rifacimento che avrebbe dovuto garantire la tenuta del manto stradale per lungo tempo.

Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa: il sottofondo e l’asfalto, teoricamente nuovi, hanno mostrato segni di cedimento immediato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’intervento di emergenza avvenuto circa dieci giorni fa, quando, con l’ausilio della Polizia Locale per deviare il traffico nella corsia preferenziale, una ditta incaricata aveva provveduto ai “rattoppi lampo” delle buche sull’arteria. Quei rattoppi, oggi, sono completamente spariti, lasciando voragini ancora più ampie.

La pericolosità delle voragini invisibili

Il punto più critico è stato individuato in queste ore all’altezza del semaforo della chiesa di Via Gregorio VII. Qui, l’accumulo di acqua piovana causato dall’inefficienza dei tombini ostruiti rende le buche totalmente impercettibili agli utenti della strada.

“Si rischia continuamente di cadere”, scrive un residente, sottolineando come l’assenza di illuminazione adeguata durante i temporali e il riflesso dell’acqua sull’asfalto trasformino la carreggiata in una zona di guerra. I motociclisti, i soggetti più vulnerabili, sono costretti a manovre d’emergenza improvvise per evitare i crateri, col rischio di essere travolti dai veicoli che seguono.

Materiali scadenti e l’accusa alle ditte appaltatrici

Il dibattito dei cittadini si sposta ora sulla qualità dei materiali impiegati. La testimonianza di chi vive la strada quotidianamente è netta: il catrame utilizzato negli ultimi interventi viene definito “scadente” e non idoneo alla tenuta strutturale richiesta da una strada ad alto scorrimento come Gregorio VII.

“Il Comune di Roma dovrebbe chiedere il risarcimento alla ditta che all’epoca fece i lavori”, conclude amaramente la nota spontanea sui social dei residenti dell’Aurelio, che hanno il sospetto che si stia procedendo con “cementificazioni alla meno peggio” che non risolvono il problema del sottofondo, consumando risorse pubbliche in interventi che durano quanto un temporale.

La richiesta di un intervento risolutivo

La richiesta che sale dal quartiere Aurelio non è l’ennesimo secchio di asfalto a freddo gettato nel fango, ma un intervento di ingegneria stradale serio e definitivo. I cittadini chiedono che chi di competenza “si metta una mano sulla coscienza” prima che la cronaca debba registrare incidenti dalle conseguenze irreparabili.

Il monitoraggio dei residenti hanno dichiarato gli utenti social, rimarrà costante: l’obiettivo è ottenere non solo la messa in sicurezza immediata, ma una garanzia sulla durata dei lavori futuri, affinché Via Gregorio VII smetta di essere un ennesimo simbolo del degrado infrastrutturale della Capitale.