A tredici giorni dal femminicidio Claudio Carlomagno ha confessato: durante l’interrogatorio ha ammesso di aver ucciso la moglie – la 41enne Federica Torzullo – nella loro villetta di Anguillara, per poi farne sparire il corpo dentro una buca scavata nel terreno sua azienda.
Federica Torzullo, il marito confessa durante l’interrogatorio a tredici giorni dall’atroce femminicidio
La confessione, dopo giorni e giorni di ostinato silenzio, è avvenuta in mattinata durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto chiesto dal procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. “L’ho uccisa io con un coltello. Lei era decisa nella separazione, io non volevo perdere mio figlio con un possibile affidamento esclusivo“, si è giustificato cercando di adombrare colpe sulla vittima.
Il quadro indiziario d’altra parte non dava scampo all’uxoricida. Troppe tracce lasciate, troppe bugie, compresa la messinscena della denuncia di scomparsa della moglie.
L’uomo è accusato di femminicidio e occultamento di cadavere. Ma altre aggravanti si potrebbero aggiungere come quella della crudeltà e della premeditazione.
Dall’autopsia è emerso la che Federica è stata sfregiata e uccisa da 23 coltellate, di cui 19 al volto e al collo con una lama bitagliente fatta poi sparire.
Al vaglio movente e l’eventuale premeditazione
Il corpo dilaniato e riscavato sotto due metri di terra ricoperta di rovi è stato riconosciuto dalla sorella dagli accessori.
Adesso va accertato se la buca è stata scavata con una ruspa all’occorrenza o se era stata preparata nei giorni precedenti: nel caso potrebbe, appunto, profilarsi l’omicidio premeditato.
Per gli inquirenti la molla che avrebbe rivelato la malvagità dell’indagato l’incapacità di accettare che Federica, pronta da tempo a chiudere un matrimonio soffocante (l’udienza di separazione era fissata), potesse rifarsi una vita e sentirsi più serena e amata dal nuovo compagno.
Le prove raccolte
Ora gli inquirenti confronteranno le prove raccolte con le ammissioni fatte da Carlomagno.
Al vaglio ci sono le telecamere di video sorveglianza che lo riprendono mentre esce dalla sua abitazione e raggiunge il deposito aziendale da solo in macchina ma col proprio cellulare e con quello della moglie che poi smette di squillare.
Ci sono gli operai della sua impresa che hanno riferito dettagli dei comportamenti del titolare.
Ma soprattutto le tracce ematiche riconducibili a sangue umano trovate sugli abiti dell’uomo ed in particolare sulla tasca posteriore sinistra di un pantalone, sulla manica destra, sinistra e sul torace di una felpa più su una t-shirt. Tracce sono state trovate anche sull’auto e su un escavatore.


















