Case pubbliche assediate dalle occupazioni abusive: bloccata scalata ad alloggio ERP, hub della droga

Non solo abusivismo ma un vero e proprio business della droga: le forzature dell'alloggio ERP nascondevano un progetto di gestione criminale dell'immobile pubblico

Una porta scardinata più volte nel cuore del Quarticciolo, non si è rivelata solo l’inizio di un’occupazione abusiva, ma il primo segnale di una vera e propria sfida alle istituzioni. In viale Giovanni Battista Valente infatti, il confine tra diritto all’abitare e criminalità organizzata, si è assottigliato fino a sparire in una vicenda inquietante. Qui, una coppia ha tentato per tre volte consecutive, di trasformare un immobile ERP in un fortino privato. Ma dietro la forzatura di quella serratura, non c’era solo la ricerca di un tetto, bensì il business della droga, pronto a colonizzare gli spazi pubblici della periferia romana.

Non solo abusivismo ma un vero e proprio business della droga: le forzature dell’alloggio ERP nascondevano un progetto di gestione criminale dell’immobile pubblico

Tutto ha avuto inizio quando il sistema di allarme dell’alloggio popolare si è attivato, segnalando un’intrusione in corso che ha fatto scattare gli agenti della Polizia Locale del V Gruppo Prenestino, giunti rapidamente sul posto, e trovare i segni inequivocabili di uno scasso.

La porta d’ingresso presentava evidenti forzature, ma all’interno dell’appartamento regnava il silenzio. Gli occupanti, agendo probabilmente con la conoscenza dei tempi di reazione delle forze dell’ordine, si erano già dileguati. Così, dopo aver messo in sicurezza l’immobile e ripristinato le barriere d’accesso, gli operanti sembravano aver chiuso un caso in cui la determinazione dei due sospettati aveva fatto, in realtà, solo in primo passo per conquistare l’immobile pubblico.

La trappola e l’appostamento dei caschi bianchi

A distanza di poche ore infatti, una seconda segnalazione ha riportato le pattuglie in viale Valente. Ancora una volta, l’appartamento era vuoto, ma la porta era stata nuovamente violata. È stato a questo punto che gli investigatori hanno compreso di trovarsi di fronte a qualcuno che non aveva intenzione di mollare la presa.

Invece di limitarsi a un nuovo ripristino, gli agenti hanno avviato un’attività di osservazione discreta e paziente, mimetizzandosi tra i palazzi del quartiere. Una strategia che ha pagato quando dopo poco, un uomo italiano di 50 anni e una donna romena di 36 sono stati intercettati mentre cercavano di rientrare per l’ennesima volta nell’alloggio, convinti ormai di averla vinta.

La scoperta del supermarket della droga

Se l’occupazione abusiva e il danneggiamento aggravato erano già reati pesanti, l’inquietudine degli investigatori è cresciuta durante la perquisizione dei soggetti e dei loro beni. All’interno dell’auto del cinquantenne, gli agenti hanno rinvenuto un vasto assortimento di sostanze stupefacenti: cocaina, crack e cannabis, già porzionate e pronte per essere immesse sul mercato nero.

Il dettaglio più allarmante, però, è emerso proprio all’interno della casa popolare appena “conquistata”: qui gli agenti hanno trovato ulteriori sostanze da taglio, confermando l’ipotesi che l’appartamento non servisse come rifugio abitativo, ma come laboratorio per il confezionamento e lo sporzionamento della droga nel cuore del quartiere.

Le conseguenze legali

La vicenda sarebbe al momento conclusa con la denuncia a piede libero per la coppia, che ora dovrà rispondere di occupazione abusiva di edificio pubblico e danneggiamento continuato.

Per l’uomo, la posizione si è aggravata drasticamente con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio mentre per i residenti del quadrante quelle case destinate alle famiglie bisognose, non sarebbero ancora salve da un destino di diventare delle basi logistiche ideali della droga protette dall’anonimato dei grandi condomini di periferia e con tutte le conseguenze del fiorente business criminale che potrebbe derivarne.