“Salvate il Salone Margherita”. Non è solo un appello, ma un grido d’amore quello lanciato in rima da Pier Francesco Pingitore in diretta televisiva su Rai 2, insieme a Milena Miconi e Martufello. Un appello accorato, poetico e insieme civile, arrivato proprio nel giorno in cui la Banca d’Italia ha annunciato la messa all’asta dello storico teatro di via dei Due Macelli, con una base di cinque milioni di euro. Pingitore ha ripercorso in versi la memoria di quel palcoscenico, evocando le grandi figure che lo hanno abitato e chiedendo che quel luogo non venga strappato alla sua destinazione naturale: il teatro.
Le luci del Salone Margherita rischiano di spegnersi definitivamente: all’asta il teatro simbolo della satira italiana. Pingitore: “Non può finire così”
Quanto avvenuto in queste ore infatti, non è una semplice vendita immobiliare, ma una questione che tocca la storia culturale e sentimentale di Roma.
Le origini: il cafè chantant del 1898
Il Salone Margherita nasce nel 1898, nel cuore della Capitale, come cafè chantant sul modello parigino. Fin dall’inizio si impone come uno dei luoghi più eleganti e innovativi della Roma umbertina, un salotto mondano dove musica, canto, danza e spettacolo si fondono con l’atmosfera raffinata dell’epoca.
Qui si esibiscono artiste internazionali come Lina Cavalieri, la Bella Otero e Cléo de Mérode, mentre il pubblico romano scopre una nuova forma di intrattenimento, moderna e seducente. Il Salone non è solo uno spazio scenico, ma un crocevia culturale in cui si incontrano aristocrazia, borghesia e mondo artistico.
Da Petrolini a Totò: il teatro che fa la storia
Con il passare degli anni, il Salone Margherita diventa sempre più un teatro popolare e amatissimo. Sul suo palcoscenico salgono giganti della scena italiana come Ettore Petrolini, che proprio qui affina la sua comicità corrosiva e geniale, e poi Totò, Aldo Fabrizi, Raffaele Viviani.
Anche figure centrali della cultura italiana come Filippo Tommaso Marinetti e Gabriele D’Annunzio frequentano il teatro, testimoniando il prestigio del luogo. Il Salone diventa così uno specchio del costume italiano, capace di raccontare vizi, virtù e contraddizioni del Paese attraverso il linguaggio dello spettacolo.
Il Bagaglino e la satira televisiva
È però con l’arrivo del Bagaglino che il Salone Margherita entra definitivamente nell’immaginario collettivo contemporaneo. A partire dagli anni Settanta, Pier Francesco Pingitore trasforma il teatro nella casa della satira politica e di costume più popolare d’Italia.
Gli spettacoli del Bagaglino, con interpreti come Martufello, Pippo Franco, Oreste Lionello, Valeria Marini, Pamela Prati e Milena Miconi, conquistano il pubblico dal vivo e quello televisivo, diventando un appuntamento fisso anche in prima serata. Il Salone Margherita diventa così “il teatro dei romani”, un luogo in cui ridere, riflettere e riconoscersi.
La chiusura del 2020 e il sipario che cala
Il 30 settembre 2020 arriva però la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: il Salone Margherita chiude. La società Cinema Teatrale Marino & C., che ne aveva curato la gestione per decenni, restituisce l’immobile alla Banca d’Italia, proprietaria dello stabile. Alla pressione per la vendita, che dura da anni, si aggiunge il colpo durissimo della pandemia. I riflettori si spengono su un teatro che aveva mantenuto un ritmo impressionante di circa 300 repliche l’anno. Non una chiusura per mancanza di pubblico, ma per un intreccio di fattori economici e istituzionali.
Tra speranza e impegno: le voci degli artisti
Dalla chiusura in poi, numerosi artisti legati al Salone Margherita hanno espresso dolore e speranza. Pingitore ha parlato di un’eventuale chiusura definitiva come di “un’offesa grave alla cultura”, Martufello ha chiesto che venga garantita la destinazione d’uso teatrale, Valeria Marini ha ribadito che “il sogno non può finire”, mentre Pamela Prati si è detta sconvolta al solo pensiero che quel palcoscenico possa scomparire. Tutti convergono su un punto: il Salone non è un semplice immobile, ma un bene culturale vivo.
Il docufilm e il ritorno simbolico sul palco
Nel 2025 il Salone Margherita torna a illuminarsi, seppur simbolicamente, con la presentazione del docufilm Una vita da Pingitore, diretto da Mirko Alivernini. Una serata-evento che diventa anche una reunion del Bagaglino, un omaggio al regista e alla sua storia artistica, proprio nel teatro che ne è stato la culla. Dopo cinque anni di assenza, il pubblico torna a riempire la sala, dimostrando che il legame tra il Salone e la città è tutt’altro che spezzato.
Un blackout momentaneo o l’ultimo atto?
Oggi il Salone Margherita è di nuovo al centro dell’attenzione, sospeso tra memoria e futuro: un’asta annunciata dalla Banca d’Italia che riapre interrogativi profondi sul destino dei luoghi storici dello spettacolo nella Capitale, il cui destino sembra da tempo quello di un gioiello scomposto e messo in vendita pezzo dopo pezzo.

















