Il Campidoglio compra 336 case Enasarco ma i comitati smentiscono “La narrazione sociale del Comune”

L’operazione sulle case Enasarco del Campidoglio scatena la reazione dei comitati che rappresentano gli inquilini e i nuovi proprietari negli immobili coinvolti

Appartamento Enasarco ristrutturato come uno di quelli destinati dal Comune di Roma agli alloggi Erp

Scoppia la vicenda Enasarco. Il Campidoglio compra 336 case dall’Ente nazionale privato di assistenza Agenti e Rappresentanti di Commercio per destinarli all’Edilizia Residenziale Pubblica di Roma Capitale, ma i proprietari e i residenti negli immobili coinvolti nell’operazione smentiscono la narrazione ‘sociale’ fatta a tambur battente dal Comune. Denunciano sfratti, prezzi fuori mercato e scarsa trasparenza nelle fasi di acquisizione degli appartamenti e invocano interventi per fermare una manovra “ritenuta dannosa per i cittadini”.

L’operazione sulle case Enasarco, perfezionata in prima battuta dal Campidoglio, scatena la reazione dei comitati degli inquilini e dei nuovi proprietari negli immobili coinvolti

All’origine della protesta la firma da parte dell’amministrazione capitolina del rogito da 53 milioni di euro con cui è stato perfezionato oggi, martedì 30 dicembre, il passaggio di proprietà della prima tranche di case a beneficio del patrimonio pubblico. Una fase propedeutica all’assegnazione degli stessi appartamenti tramite la graduatoria degli aventi diritto che versano in situazione di indigenza.

L’operazione sulle case Enasarco del Campidoglio scatena la reazione dei comitati che rappresentano gli inquilini e i nuovi proprietari degli immobili coinvolti

Quello che si profila è un braccio di ferro tra parti contrapposte. Mentre il Comune celebra il successo di un’iniziativa benemerita su piano sociale i Comitati Enasarco sollevano un turbinio di accuse che alzano il velo su tutt’altro tipo di finalità e intenzioni.

In un comunicato al vetriolo diffuso dal “Comitato spontaneo 19 dicembre“, i cittadini smentiscono categoricamente quanto affermato dal sindaco e dagli esponenti della Giunta di Palazzo Senatorio.

Secondo i rappresentanti dei proprietari e dei residenti, l’operazione danneggerebbe tanto i piccoli risparmiatori quanto le famiglie fragili.

La realtà vissuta da centinaia di famiglie è opposta a quella raccontata nelle conferenze stampa“, si legge nella nota.

I punti oggetto di contestazione sono molteplici e gravi. Negli ultimi anni, denunciano i residenti, Enasarco avrebbe proposto gli appartamenti residui in libera vendita a valori speculativi, rendendone di fatto impossibile l’acquisto da parte degli inquilini storici. In molti casi con trattative interrotte improvvisamente e senza fornire spiegazioni, ritirando gli appartamenti al mercato per favorirne la cessione in blocco al Comune.

Contraddizioni e zone d’ombra

Un ulteriore paradosso, secondo il Comitato, riguarderebbe la gestione degli sfratti: “mentre il Comune parla di tutela, sul campo” sarebbero portate avanti procedure esecutive anche nei confronti di residenti che appartengono a nuclei familiari vulnerabili.

Un ulteriore sospetto riguarderebbe l’improvviso avvio di lavori di ristrutturazione straordinaria da parte di Enasarco -in molti casi assente dal punto di vista degli obblighi di manutenzione straordinaria- proprio su quelle unità diventate da oggi di proprietà di Roma Capitale.

Il Comitato contesta anche la scelta del Campidoglio di investire cifre rilevanti nell’acquisto di nuovi immobili, anziché riqualificare l’immenso patrimonio che il Comune già possiede anche in zone di pregio della città e che versa nel degrado.

Non si conosce il valore dei singoli immobili, né la reale portata economica dell’operazione“, denunciano i cittadini, paventando uno spreco di denaro pubblico che ricadrà sulle spalle della collettività.

Allarme sicurezza e vie legali

C’è poi il tema della convivenza e della legalità. I proprietari che hanno acquistato a prezzo di mercato gli immobili Enasarco temono che la trasformazione di interi condomini in alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) possa tradursi in un danno economico e in una gestione problematica delle spese condominiali

Il rischio, denunciano, è anche quello di alimentare il racket delle occupazioni abusive, già presente in molti complessi ex Enasarco.

La battaglia è solo all’inizio perché i residenti annunciano il ricorso a ogni strumento giuridico per bloccare l’operazione e chiedono al Governo un intervento immediato per fare chiarezza su quello che definiscono un “grave danno economico e sociale“.

La posizione del Comune di Roma

La seconda tranche dell’operazione avviata dal Comune comprende l’ulteriore acquisto della proprietà titolarità di altri 702 alloggi ex Enasarco che sarà concluso, con altrettanti rogiti notarili, nel corso del 2026.

Il tutto viene presentato come una delle iniziative di acquisizione di immobili da destinare a edilizia residenziale pubblica tra le più “importanti degli ultimi decenni” per fornire una risposta strutturale dell’emergenza abitativa che attanaglia le grandi metropoli.

I numeri del piano

L’intervento, dal valore complessivo di circa 250 milioni di euro, prevede l’immissione di famiglie il stato di bisogno in un totale di 1.038 nuovi appartamenti: i 336 acquisiti oggi e le rimanenti 702 unità da rilevare entro il prossimo anno sotto la supervisione dell’Agenzia del Demanio.

È una decisione storica che segna un cambio di passo concreto“, ha dichiarato il Sindaco Roberto Gualtieri, sottolineando come l’obiettivo di 1.500 nuovi alloggi entro il 2026 sia ormai a portata di mano e in largo anticipo sui tempi previsti, senza dimenticarsi di ringraziare la Fondazione Enasarco per la collaborazione istituzionale che ha reso possibile l’accordo.

Strategia sociale e integrazione

Le delibere approvate dall’Assemblea Capitolina introdurrebbero criteri rigorosi per evitare la creazione di “ghetti” e favorire la coesione sociale, anche attraverso il ricorso a una valutazione di impatto sociale per i condomini misti.

Laddove la quota di case popolari superi il 15% saranno attivati monitoraggi costanti e percorsi di accompagnamento per garantire una convivenza armoniosa tra i residenti.

Una parte degli alloggi sarà inoltre riservata a bandi speciali, dedicati a categorie fragili, come le donne vittime di violenza con figli minori, assicurando loro una via prioritaria verso la sicurezza abitativa.

La casa come infrastruttura

L’Assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, ha ribadito il valore simbolico e pratico dell’intervento: “La casa è un’infrastruttura sociale; senza di essa non c’è inclusione né sicurezza“. Gli alloggi, in buone condizioni manutentive, permetterebbero una riduzione drastica dei tempi d’attesa di chi è in graduatoria, offrendo una prospettiva reale alle famiglie che si trovano in emergenza grave.

A fargli eco Yuri Trombetti, Presidente della Commissione Patrimonio del Comune di Roma, che ha rassicurato i cittadini sulla gestione dei quartieri: “Adotteremo un metodo rigoroso. La povertà non è una colpa e queste assegnazioni saranno governate con attenzione all’equilibrio e alla dignità dei contesti residenziali”.

Sin qui le parole e le promesse a fronte di contestazioni altrettanto motivate da parte dei residenti sfrattati e dei proprietari che già risiedono negli immobili destinati alle assegnazioni Erp.

Una materia incandescente su cui potrebbero fioccare ricorsi al Tar e alle sezioni competenti del tribunale civile di Roma.

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