Un riconoscimento ufficiale al Ministero da una parte, una forte richiesta di silenzio e riservatezza dall’altra. Si muove lungo questo doppio binario la vicenda dello studente 13enne di origini congolesi che lo scorso 18 settembre, all’istituto comprensivo “Giovanni Verga” di Roma, ha sventato una tragedia bloccando un compagno di classe che stava aggredendo a coltellate la prof di italiano.
Prof accoltellata in classe, l’appello del tutore dello studente che l’ha salvata: «Ora tuteliamo la sua privacy». Valditara: «Lo premierò al Ministero»
A riportare l’attenzione sul gesto del giovane qualche giorno fa è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, annunciando l’intenzione di conferire un riconoscimento ufficiale al ragazzo per la prontezza e il senso di civismo dimostrati in aula.
«Lo inviterò al Ministero e lo premieremo», ha dichiarato il ministro a margine del raduno della Lega a Pontida. «Apprezzo questo gesto molto bello, che sta a testimoniare come ci si possa comportare con alto senso civico indipendentemente da dove si è nati».
La tutrice: «Non un eroe, va tutelato»

All’entusiasmo delle istituzioni fa tuttavia da contrappeso la posizione della tutrice del minore, l’avvocato Laura Versace, il cui appello è stato condiviso e rilanciato anche dall’Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, Barbara Funari. Un invito alla prudenza e alla massima tutela indirizzato a istituzioni, scuola, media e cittadini.
«Il gesto compiuto dal ragazzo ha un profondo valore umano e civile», spiega l’avvocato Versace. «Nel momento del pericolo ha scelto di intervenire per proteggere un’altra persona e i suoi compagni. Ma il ragazzo non si considera un eroe: ha semplicemente fatto ciò che, in quel momento, ha ritenuto giusto fare».
Un comportamento che, secondo la legale, richiama direttamente la responsabilità della comunità educante: «La scuola non trasmette solo conoscenze: insegna a vivere insieme, a rispettare la dignità di ogni persona e a comprendere che la libertà e la sicurezza di ciascuno sono parte della responsabilità di tutti. Il senso di responsabilità e il coraggio civile non sono parole astratte, ma scelte concrete».
Lo stop alle curiosità : «Non si diffondano dettagli personali»
Ed è proprio in nome di questa responsabilità che la tutrice chiede di fermare ogni spettacolarizzazione e di spegnere i riflettori sulle origini e sulla vita privata del giovane: «Per ragioni di sicurezza e privacy, e in considerazione della sua minore età , si chiede di non diffondere informazioni, immagini o dettagli relativi alla sua storia migratoria, familiare o personale che possano consentirne l’identificazione. Non occorre sapere da dove viene per riconoscere il valore della sua scelta. Valorizzare il minore significa soprattutto proteggerlo».


















