Sgomberi a Roma, faro puntato sullo Spin Time: ma c’è chi dice “no”

Sgombero in vista per il palazzo dello Spin Time Labs, Casapound potrebbe seguire

Il palazzo dello Spin Time

Spin Time a rischio sgombero. A Roma il tema delle occupazioni torna d’attualità. Da voci istituzionali sempre più insistenti al primo posto della lista sgomberi ci sarebbe lo Spin Time, il palazzo occupato da circa 150 famiglie diventato simbolo di integrazione. A seguire – almeno nelle promesse – Casapound.

Sgombero in vista per il palazzo dello Spin Time Labs, Casapound potrebbe seguire

Dall’inizio del 2026 il dossier sulle occupazioni rientrerà rapidamente nell’agenda del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, chiamato a valutare le situazioni considerate più sensibili.

Tra queste, il caso che più di altri concentra l’attenzione politica e sociale è quello dello Spin Time Labs, lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, nel quartiere Esquilino.

L’occupazione, nata nell’ottobre del 2013 dall’iniziativa del movimento per il diritto all’abitare Action, è diventata negli anni un punto di riferimento per centinaia di persone.

Oggi al suo interno vivono oltre 150 famiglie, con la presenza di molti minori, e lo spazio si definisce come un modello di autorecupero e di rigenerazione urbana, capace di unire accoglienza abitativa, attività culturali e iniziative di solidarietà.

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Studenti visitano lo Spin Time. Foto di archivio

Il rischio sgombero non è una novità. Più volte, soprattutto in prossimità di eventi importanti come il Giubileo, lo Spin Time è finito sotto i riflettori per possibili interventi legati alla proprietà dell’immobile e a ipotesi di riconversione.

In passato, proprio il timore di uno sgombero aveva portato alla nascita della rete “Bella Lotta”, creata per difendere non solo lo Spin Time ma anche altri spazi sociali considerati “sotto attacco” in città.

Una realtà cara al Vaticano

La vicenda è diventata simbolica anche a livello nazionale nel 2019, quando l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, intervenne personalmente per ripristinare la fornitura di energia elettrica dopo giorni di blackout dovuti a bollette non pagate. Un gesto che ebbe un’enorme risonanza mediatica e che contribuì a rafforzare l’immagine dello Spin Time come luogo di solidarietà e risposta concreta alle carenze delle politiche pubbliche sull’abitare. Da quella storia è nato anche il film di Sabina Guzzanti “Spin Time! Che fatica la democrazia”, uscito nelle sale nel 2021.

In queste settimane, di fronte alle notizie su una possibile ripresa degli sgomberi, sono tornate a farsi sentire voci politiche e associative in difesa dello spazio.

Il segretario del Pd di Roma, Enzo Foschi, ha definito lo Spin Time “un luogo di concreta solidarietà”, sottolineando come al suo interno operino numerose associazioni laiche e cattoliche e tanti volontari impegnati nel sostegno alle famiglie più fragili.

Pensare di trasformare un luogo di così grande umanità in un problema di ordine pubblico è folle e inaccettabile”, ha scritto sui social, ribadendo che “non si sgombera la solidarietà”.

Chi è contro

Sulla stessa linea Sinistra Civica Ecologista, che ha chiesto un incontro urgente al prefetto di Roma. Secondo il movimento, uno sgombero dello Spin Time sarebbe “un errore drammatico” e aprirebbe una nuova e grave emergenza sociale.

Alla luce delle notizie apparse sulla stampa su un possibile sgombero di Spin Time, Sinistra Civica Ecologista ha richiesto un incontro urgente al prefetto di Roma“, hanno scritto il capogruppo di Sinistra Civica Ecologista in Regione e in Assemblea capitolina, la deputata Francesca Ghirra e il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.

Spin Time è una realtà che ospita centinaia di persone e svolge da anni una funzione sociale, abitativa e culturale fondamentale, supplendo alle gravi carenze delle politiche pubbliche sull’abitare – continua – Lo sgombero sarebbe un errore drammatico ed aprirebbe una gravissima emergenza sociale“.

Chiediamo che ogni decisione – conclude – venga assunta attraverso un confronto istituzionale e politico, mettendo al centro la tutela delle persone, il diritto all’abitare e la coesione sociale, evitando scelte esclusivamente securitarie che rischiano di aggravare le tensioni in città”.