Una delle tante storie di ordinaria inerzia istituzionale con una linea di costa che arretra e il mare che avanza e distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino. Incluso il molo del Canale dei pescatori a Ostia che è stato oggetto di un sopralluogo da parte dei tecnici della Regione Lazio, del municipio locale e della Capitaneria di Porto.
Il molo del Canale dei pescatori a rischio crollo, il Comune prega la Regione di metterci una pezza anche per fermare il fenomeno dell’insabbiamento
All’ordine del giorno le verifiche sugli interventi per evitare che quel tratto di arenile si trasformi, da un lato, in un campo di battaglia e, dall’altro, in un tratto di costa su cui si accumulano tonnellate di sabbia ogni anno.
Il muro di contenimento posizionato allo sbocco del Canale dei pescatori si sta sbriciolando sotto la pressione del moto ondoso. Durante l’incontro avvenuto ieri, venerdì 19 dicembre, i tecnici dell’amministrazione capitolina, su cui ricade l’onere di provvedere alla gestione dell’infrastruttura, hanno chiesto a quelli dell’Assessorato al Territorio guidato da Fabrizio Ghera, di non rimuovere la scogliera provvisoria utilizzata per rifinire e la risagomare la barriere semisommersa che si trova davanti allo stabilimento della Lega Navale.
Una ‘romanella’ per evitare l’insabbiamento
Con una soluzione che, in gergo edile, si definirebbe ‘romanella’ il problema dell’insabbiamento potrebbe essere arginato lasciando sul posto gli scogli artificiali utilizzati per creare una pista provvisoria che, dalla spiaggia si spinge sino alla scogliera semisommersa, e su cui fanno la spola i furgoni e le macchine movimento terra della Regione, impegnati negli interventi di manutenzione. Interventi ormai prossimi al traguardo nei primi giorni del mese di gennaio.

Il caso ha voluto che quella pista, modificando il gioco delle correnti, abbia permesso di ridurre l’effetto dell’accumulo di sabbia situato all’ingresso del Canale dei pescatori che ogni anno deve essere dragato per consentire alle barche ormeggiate all’interno di entrare e uscire in mare aperto.
Un fenomeno double face
I tecnici si sono, infatti, resi conto che il fenomeno di accumulo all’imbocco è dovuto a due fattori. Quello già noto, imputabile al gioco delle onde, che si verifica davanti al canale e quello, sinora sconosciuto, provocato dal passaggio della sabbia al di sotto del molo posizionato su lato destro del canale stesso.
Su un versante le correnti erodono la linea di costa situata a monte del canale mentre a valle, attraverso le enormi crepe situate alla base del muro, continuano a depositare sabbia.
La presenza della pista artificiale realizzata dalla Regione Lazio, e da rimuovere a fine intervento, ha praticamente annullato questo secondo fattore di sedimentazione della sabbia. Di qui la richiesta del Comune di Roma di non smontare la scogliera che farebbe da tappabuchi a una parete di cinta tra l’altro divorata dalla salsedine e a forte rischio di cedimento.
Una proposta indecente
Una proposta che cozza contro le finalità per le quali la pista artificiale è stata costruita e che richiederebbe, in ogni caso, tutta una serie di passaggi amministrativi obbligatori a iniziare dalla Valutazione di Impatto Ambientale considerata la complessità dell’intervento.
In sintesi per la Regione quella ‘romanella’ non s’ha da fare, anche se sono in corso valutazioni per lasciare sul posto, d’intesa con la Capitaneria di Porto di Roma, almeno qualcuno degli scogli usandoli per neutralizzare il riflusso che filtra al di sotto della parete di contenimento.
La rinuncia da parte del Comune ai fondi per la protezione delle coste d’inverno
La cosa che lascia sconcertati è che nei mesi scorsi la Regione aveva pubblicato un bando che metteva a disposizione di tutti i comuni costieri del Lazio 2,4 milioni di euro per interventi di protezione della costa nel periodo invernale incluso il Lido di Roma come quando lo scorso mese di marzo le onde del Tirreno giunsero a lambire la Rotonda su cui campeggia la Fontana dello Zodiaco. Fondi da spendere per soluzioni temporanee come, appunto, il posizionamento in acqua di sacchetti di anti erosione fatti di sabbia.
Il paradosso è che il Comune di Roma non solo non si è curato del bando, ma non ha neppure presentato la sua candidatura, sebbene a conti fatti, i 13 comuni che lo hanno fatto alla fine incasseranno contributi pari a circa 180mila euro ciascuno.
Risorse più che sufficienti almeno ad arginare un fenomeno che si ripete da tempo immemorabile e che, tutti gli anni, comporta la presenza di una draga all’uscita del canale che costa ai contribuenti un mare di danaro.
Se sei interessato ad approfondire questi argomenti clicca sulle parole chiave colorate in arancione e accedi alla banca dati di canaledieci.it.
















