Omicidio di Paolo Corelli ad Acilia: il pm chiede l’ergastolo per ‘Angeletto’ Sabatucci

Omicidio Corelli, il pm chiede l’ergastolo per Angelo Sabatucci: “Vendetta per uno schiaffo”

san giorgio di acilia
I rilievi dopo l'omicidio

La procura della Repubblica di Roma ha chiesto l’ergastolo per Angelo Sabatucci, accusato dell’omicidio di Paolo Corelli, salumiere di un supermercato di Fiumicino ucciso il 14 febbraio 2022 nel quartiere San Giorgio di Acilia. Per l’uomo, oggi 27enne e conosciuto come “Angeletto il barbiere”, le contestazioni sono pesanti: omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, oltre ai reati di estorsione, porto abusivo d’arma e uso di documenti falsi.

Omicidio Corelli, il pm chiede l’ergastolo per Angelo Sabatucci: “Vendetta per uno schiaffo”

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo il delitto Sabatucci, a colpi di revolver, sarebbe fuggito all’estero con un documento contraffatto, rendendosi irreperibile per oltre un anno. È stato arrestato solo successivamente, quando è rientrato atterrando all’aeroporto di Fiumicino proveniente da Barcellona.

L’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia ha delineato un quadro accusatorio fondato su un presunto movente di natura vendicativa.

Il presunto movente: la vendetta per una lite

Omicidio di Acilia: il presunto killer di Corelli rinviato a giudizio
Foto gentilmente concesse da Emanuele Valeri (repertorio)

La sera precedente all’omicidio, Sabatucci e Corelli – che abitavano nello stesso palazzo – avrebbero avuto una violenta discussione. Corelli, secondo le informazioni raccolte dagli investigatori, avrebbe accusato il barbiere di essere responsabile dei guai giudiziari del fratello, finito ai domiciliari per una consegna di cocaina, e avrebbe preteso da Sabatucci un aiuto economico. La lite sarebbe degenerata fino a uno schiaffo, la “pizza” citata in alcune intercettazioni.

La vendetta per uno schiaffo

Per la procura, quella umiliazione avrebbe fatto scattare la decisione di vendicarsi. Sabatucci, sempre secondo l’accusa, avrebbe passato ore appostato sotto l’abitazione di Corelli, aspettando che l’uomo uscisse per andare al lavoro. All’alba del 14 febbraio, giorno di San Valentino, avrebbe quindi aperto il fuoco: un primo colpo e poi altri due per assicurarsi la morte della vittima.

La ricostruzione dell’accusa

Per gli inquirenti non si sarebbe trattato di un gesto d’impulso, ma di un’azione pianificata nelle ore successive alla lite.

La procura contesta infatti la premeditazione, sostenendo che Sabatucci avrebbe agito mosso da un motivo ritenuto “futile”: vendicare uno schiaffo. Un quadro aggravato, secondo l’accusa, dalla presenza in casa della compagna e del figlio piccolo dell’imputato, elementi che non avrebbero impedito comunque la presunta decisione omicida.

Ora la parola passa ai giudici: con la richiesta di ergastolo, la procura ritiene pienamente provato il quadro accusatorio, mentre la difesa punta a ridimensionare la ricostruzione dei fatti e a contestare la premeditazione.