Attentato a Sigfrido Ranucci, quaranta le telecamere al vaglio: il punto sulle indagini

Dalle telecamere di sorveglianza alle audizioni in Antimafia: i magistrati cercano di ricostruire chi ha collocato l’ordigno davanti casa di Ranucci. L’esplosivo poteva uccidere

L'ordigno piazzato davanti al cancello

Quaranta telecamere al vaglio e nuove acquisizioni di atti e verbali. Le indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, procedono a ritmo serrato.

Dalle telecamere di sorveglianza alle audizioni in Antimafia: i magistrati cercano di ricostruire chi ha collocato l’ordigno davanti casa di Ranucci. L’esplosivo poteva uccidere

La Procura di Roma ha chiesto alla Commissione parlamentare Antimafia la trascrizione integrale dell’audizione del giornalista, ascoltato lo scorso 4 novembre, mentre gli investigatori stanno analizzando le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati nell’area di Campo Ascolano, a Pomezia, dove nella notte tra il 16 e il 17 ottobre un ordigno rudimentale ha distrutto le auto del cronista e di sua figlia.

Secondo i rilievi, la bomba conteneva circa un chilo di esplosivo, una quantità in grado di uccidere. L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Ilaria Calò e dal pm Carlo Villani della Direzione Distrettuale Antimafia, procede con l’ipotesi di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso.

L’audizione in Antimafia

Davanti alla Commissione, Ranucci — sotto scorta dal 2014 — ha ricostruito le minacce ricevute nel corso della sua attività professionale e le pressioni legate alle inchieste di Report.

Una parte dell’audizione è stata secretata dopo una domanda del senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato (M5S), che aveva chiesto chiarimenti su un presunto pedinamento subito dal giornalista dopo una puntata dedicata alla premier Giorgia Meloni.

Ci può raccontare meglio questo episodio e se ritiene possa esserci una connessione con l’attentato?”, aveva domandato Scarpinato. In quel momento, Ranucci aveva chiesto di interrompere la registrazione e di rendere la risposta in forma riservata.

Le reazioni politiche

La vicenda ha subito avuto un risvolto politico. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, chiamato in causa, ha definito “surreale” l’accusa e ha annunciato l’intenzione di agire per vie legali. “Mi auguro che Ranucci abbia avuto il decoro di non assecondare il delirio di Scarpinato e l’onestà di ritrattare le sue parole”, ha dichiarato. Il giornalista, però, non ha smentito le proprie affermazioni, mantenendo riservato il contenuto della parte secretata dell’audizione.

Le prossime mosse

Non è escluso che i magistrati possano riascoltare Ranucci nelle prossime settimane per approfondire alcuni punti del suo racconto. Intanto prosegue l’esame dei filmati acquisiti: oltre quaranta telecamere sono sotto osservazione per individuare chi abbia collocato e fatto esplodere l’ordigno.

Un lavoro complesso, quello degli inquirenti, che puntano a chiarire se dietro l’attentato vi sia una matrice mafiosa o intimidatoria legata alle inchieste del giornalista. Che intanto continua a ripetere, che a prescindere dalla matrice dell’attentato, non si farà intimidire