Ostia celebra con tre statue la memoria di Pier Paolo Pasolini. Dove sono e chi le ha scolpite

Ostia è la città che più delle altre celebra con opere pubbliche la memoria di Pier Paolo Pasolini che qui vi trovò la morte

La prima stele di Mario Rosati a ricordo di Pasolini: è stata inquadrata in tre film famosi

Ben tre monumenti alla memoria e un ricordo vissuto “a scadenze”. Ostia, come ogni 2 di novembre, torna anche oggi celebrare la ricorrenza della morte di Pier Paolo Pasolini. In un clima di trionfante quanto ipocrita senso di appartenenza al sentimento di cordoglio per la perdita del visionario poeta e regista, pure oggi si celebra quel martirio.

Ostia è la città che più delle altre celebra con opere pubbliche la memoria di Pier Paolo Pasolini che qui vi trovò la morte

Ostia, e in particolare, l’Idroscalo, non è solo il posto dove Pier Paolo Pasolini è venuto a morire. Ucciso, forse in una notte di solitudine e di ricerca di piacere o, più realisticamente, attratto qui da un piano punitivo preordinato e commesso da più persone. Ostia la ricorda bene quella notte di sangue. La città la commemora ogni anno ma pochi sanno che lo fa anche attraverso tre sculture, conquistandosi il primato di località con il più alto indice di memorabilia monumentali dedicate a Pasolini.

Il primo degli artisti a commemorare quella tragica notte fu Mario Rosati, classe 1936, amico personale del poeta. Fu lui, nel 1980, a realizzare una stele in cemento in via dell’Idroscalo a pochi passi dal punto esatto in cui la mattina del 2 novembre di 50 anni fa fu trovato il corpo di Pasolini. Rappresentava un uccello in volo sotto una sfera di luce. A dargli ispirazione la nota scritta dal poeta “… passivo come un uccello che vede tutto, volando, e si porta in cuore nel volo in cielo, la coscienza che non perdona”.

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La stele in marmo di Mario Rosati al centro del Parco Letterario Pasolini dell’Idroscalo

Preso a martellate, sbriciolato dalla salsedine e dall’incuria, come scritto sul libro Ostia set naturale, celebrato dai film di Claudio Calegari (Amore Tossico, 1983), Nanni Moretti (Caro Diario, 1993) e Marco Tullio Giordana (Pasolini, un delitto italiano, 1993), quel monumento è tornato a vivere nel 2005. Lo stesso scultore Mario Rosati che l’aveva posato allora, è tornato a scalpellarlo nel travertino. Fu l’effetto benefico di una petizione di sette anni prima e firmata da migliaia di persone.

L’opera di Rosati è al centro del Parco letterario curato dalla Lipu che gestisce la retrostante oasi naturalistica. Se la sua scultura, finendo sugli schermi cinematografici per potenza e localizzazione, è piuttosto conosciuta, degli altri due monumenti invece la notorietà è appannata, sottaciuta, quasi nascosta.

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La statua, quasi anonima, di Pietro Consagra nei giardini di piazza Anco Marzio

Pietro Consagra, uno dei più prestigiosi esponenti dell’astrattismo italiano morto venti anni fa, nel 1995 donò una sua opera al Campidoglio per celebrare il ventennale dell’uccisione dello ”scrittore corsaro”. Ostia accolse con un coro di polemiche quel gruppo marmoreo, il terzo che arrivava nella cittadina. Per volontà dell’allora presidente della circoscrizione Angelo Bonelli, dimentico sostenitore di un mausoleo pasoliniano da aprire nella michelangiolesca Tor San Michele, la statua venne collocata nel giardino di piazza Anco Marzio. Dov’è tuttora, ignota presenza al centro dell’aiuola, priva di una targa di spiegazione e pure lontana allo sguardo.

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L’opera di Gaetano Gizzi dedicata a Pasolini in piazza Lorenzo Gasparri

Non meno immersa nell’oblio l’intensa scultura di Gaetano Gizzi. Dono personale alla città di Ostia, l’artista collocò la sua opera a piazza Gasparri nel 1983, cuore pulsante di quella Roma sottoproletaria tanto amata da Pasolini. Ristrutturato il giardino, il monolite è stato restaurato e ricollocato nel 2002 ma pochi sanno a chi esso sia rivolto. Bisogna avvicinarsi e leggere la targa apposta nel 2005 dalla sorella dello scultore per scoprirlo. Quello squarcio di marmo bianco guizzante della lotta tra due uomini non ha riferimenti chiari se non quelli di google maps a richiamare il dolore per una morte tanto assurda quanto ancora imbarazzante.