Sono passati 50 anni da quella mattina. Il tempo annebbia, sfuoca, sfuma i dettagli ma il ricordo resta potente, indelebile, durissimo. Dovevamo giocare una partitella di calcio tra ragazzini di periferia e squattrinati ma quel corpo dai panni sporchi di fango e sangue, martoriato, oltraggiato e abbandonato come un sacco di immondizia, ce lo negò. Erano i resti di Pier Paolo Pasolini, venuto a morire a Ostia.
Il racconto di quella mattinata del 2 novembre 1975 quando scoprimmo che vicino al nostro Campetto da calcio c’era il cadavere di Pier Paolo Pasolini
Il tempo annebbia, sfuoca, sfuma i dettagli ma io la ricordo bene quella mattina del 2 novembre 1975. Il giorno prima e nella notte era piovuto così tanto da mettere in dubbio la sfida di calcio tra noi di via dei Panfili e quelli di via dei Traghetti. Sì, era il tempo nel quale a Ostia il senso di appartenenza era così forte da infiltrarsi fin dentro le strade, condominio per condominio. Ostia era un paesone in crescita tumultuosa, periferia sfruttata dai palazzinari romani con la compiacenza dell’amministrazione comunale tanto sfrontatamente che su tutta Nuova Ostia e su molte altre vie non c’era neanche l’asfalto. E le macchine erano ancora così poche da far trasformare quei tracciati polverosi in campetti da calcio con le serrande e i cancelli a fare da porte.
Ma torniamo a quella mattina. Due novembre 1975. Via dell’Idroscalo era una sequenza di ben tre campi da calcio. Partendo dal centro verso il Tevere c’era il Morandi, sede dell’omonima società del ras socialista di quartiere Edoardo Cecconi. Poi si distendeva su via dell’Idroscalo il 1° Maggio, usato dalla squadra della Nuova Ostia del presidente comunista Franco Rosi. E, infine, c’era il Campetto, l’unico terreno di gioco libero e anarchico sul quale appassionati generosi avevano posizionato le porte in tubolari di ferro e le reti rimediate chissà da quale avanzo di magazzino.
Proprio per la sua natura di essere di tutti, e soprattutto gratuito, il Campetto era méta gettonatissima dalle squadrette estemporanee di quartiere. Non è che esistesse una lista per le prenotazioni: se volevi giocare, dovevi andare per primo sul posto oppure ti mettevi in fila in attesa che quelli che erano arrivati lì prima di te finissero la loro partita. Per questo noi sfidanti di via dei Panfili avevamo dato appuntamento molto presto a quelli di via dei Traghetti, alle 8,00 del mattino.
Eravamo carichi pure se ancora un po’ insonnoliti. Era domenica, lo ricordo bene, e qualcuno tra noi la sera prima aveva fatto bisboccia. Niente di speciale rispetto alle serate spesso disgraziate dei tempi attuali. All’epoca fare bisboccia di sera non significava andare in discoteca (nei club si ballava di pomeriggio) né ubriacarsi (al massimo noi sportivi bevevamo aranciata, io personalmente latte) nè tantomeno pippare cocaina (l’unica droga di straforo per aumentare le prestazioni in campo era qualche goccia di Micoren). Tutt’al più la sera del sabato si andava al cinema o si faceva tardi con una partita a poker, per chi osava il gioco d’azzardo.
Insomma, arrivammo lì, su quel campetto di via dell’Idroscalo, una manciata di minuti prima delle 8,00. E fu mentre indossavamo gli scarpini rigorosamente Pantofola d’oro e tiravamo i primi calci di riscaldamento, che ci accorgemmo del capannello di persone e di un paio di auto ferme nella stradina che portava alla baracca della “sardegnola”, una procace signora dedita al più antico mestiere del mondo. Qualcuno pensò ad un sopralluogo per l’ennesimo film sulla baraccopoli dell’Idroscalo visto che pochi mesi prima Ettore Scola e Nino Manfredi proprio lì avevano girato “Brutti, sporchi e cattivi”.

Invece no, non era un conciliabolo da fiction. Bastò che il pallone prolungasse la corsa oltre la porta, verso il capannello di gente in divisa, che venne svelata la realtà. A terra c’era un corpo massacrato, un grumo indistinto di vestiti, sangue e fango. Qualcuno aveva ucciso quell’essere intorno al quale confabulavano poliziotti e addetti ai lavori. Tra loro riconobbi l’ispettore del Commissariato Baradan, un pezzo d’uomo dalla carnagione scura e dai tratti egiziani. Lo vidi allontanarsi a piedi per raggiungere il cantiere Canados, regno di Bubi, imprenditore specializzato nella produzione di yacht di lusso.
Ovviamente la partita non ebbe inizio. Giocare, urlare, prendersi a calci a due passi da quel sudario sarebbe stato irrispettoso, qualunque fosse la vittima. Eh già, perché che si trattasse di Pier Paolo Pasolini, del regista che conoscevamo per i suoi film e per le interviste televisive, lo sapemmo solo nel primo pomeriggio, dopo il telegiornale di pranzo.
Quella partitella non giocata si rivive
A quasi 50 anni di distanza c’è chi oggi, alle ore 15,00, quella partitella la giocherà. Si tratta di una rappresentanza di Giornalisti contro una selezione della Nazionale Poeti. Il rettangolo di terra non sarà quello di allora: al suo posto c’è l’Oasi Lipu con il memoriale dedicato a Pasolini. La partitella, invece, si disputerà nel campetto della Comunità dell’Idroscalo, in piazza dei Piroscafi, sull’unico spazio gratuito per il calcio esistente a Ostia.
La gara, più che altro simbolica, rientra nel quadro delle manifestazioni per celebrare il 50mo dalla morte di Pier Paolo Pasolini e anticipa il resto degli eventi. Infatti, oggi si proseguirà, dalle ore 17,00 presso la biblioteca Elsa Morante al Porto Turistico con il convegno “I Ragazzi del ’75”, modera Mirko Polisano, giornalista de Il Messaggero. Ad aprire l’incontro sarà Alessandro Corazzi con “Pasolini–De Gregori, un viaggio in musica”. Alla tavola rotonda siederò al fianco di Lucia Visca, Antonio Padellaro (in collegamento telefonico) e Antonio Cannizzaro che ricorderanno le ore drammatiche di quel 2 novembre e il valore del giornalismo di cronaca. Alle 18.30, la giornalista Simona Zecchi presenterà il suo libro “Pasolini: ordine eseguito”.
La giornata aprirà anche al futuro: sarà presentato il Torneo dei Bambini e Ragazzi dell’Idroscalo, che si terrà sabato 1 novembre dalle ore 10 sullo stesso campo sterrato. Un evento che unisce generazioni diverse, lanciato dai video saluti di mister Fabio Capello (che ha giocato a calcio con Pier Paolo Pasolini) e Roberto Mancini, l’ultimo mister italiano a vincere in Azzurro che con la sua testimonianza regalerà un sogno ai bambini dell’Idroscalo. Due maestri del calcio italiano che rendono omaggio al gioco vero, quello che nelle prossime ore si disputerà tra la sabbia e il mare di Ostia in ricordo di Pier Paolo.

















