Al via “PRIMA”, il progetto che unisce ospedale e territorio con l’infermiere di comunità

Promosso dall’AOU Sant’Andrea e dalla ASL Roma 4, il programma PRIMA partirà a breve per garantire continuità assistenziale e ridurre i ricoveri inutili

Si chiama PRIMA – Presa in carico Integrata e Multidisciplinare Anticipata, il progetto che segna un passo avanti nella costruzione di una sanità più vicina ai cittadini, e che punta a creare un ponte stabile tra ospedale e territorio attraverso la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).

Promosso dall’AOU Sant’Andrea e dalla ASL Roma 4, il programma PRIMA partirà a breve per garantire continuità assistenziale e ridurre i ricoveri inutili

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma e la ASL Roma 4, e grazie al protocollo d’intesa, firmato nella sede della Regione Lazio, prende ufficialmente il via con un percorso che rappresenta una svolta sul fronte dei tempi legati alla presa in carico e la cura dei pazienti.

Il PRIMA, permetterà infatti di pianificare la presa in carico dei pazienti già durante la degenza o il passaggio in Pronto Soccorso, garantendo continuità, personalizzazione e monitoraggio dopo le dimissioni.

Il progetto e la sua utilità per la comunità

L’obiettivo concreto del progetto è proprio quello di assicurare che nessun paziente venga lasciato solo dopo l’ospedalizzazione. Una promessa che si è trasformata in fatti con l’entrata in scena dell’infermiere di comunità, e cioè il punto di raccordo tra ospedale, medici di famiglia, servizi sociali e strutture territoriali, che consentirà di ridurre i tempi di attesa al Pronto Soccorso, limitare i ricoveri ripetuti e migliorare la qualità delle cure domiciliari.

Il valore aggiunto di questa sperimentazione risiede nella capacità di anticipare i bisogni del paziente, costruendo un piano personalizzato di dimissione protetta. In questo modo si riducono i rischi legati alla frammentazione delle cure e si favorisce una gestione più efficiente delle risorse sanitarie e sociali.

Come funzionerà e quando partirà

Il percorso di presa in carico verrà attivato già nella fase di accettazione in DEA o durante il ricovero nei reparti dell’Ospedale Sant’Andrea. L’Infermiere di Famiglia e Comunità dovrà individuare i bisogni del paziente e coordinare il suo passaggio verso il domicilio, coinvolgendo la rete dei medici di base, le Case della Comunità, i servizi di assistenza domiciliare e le farmacie per la riconciliazione terapeutica.

La sperimentazione del progetto, in linea con il nuovo modello di sanità territoriale previsto dal DM 77 che punta su prossimità e continuità assistenziale, prenderà avvio entro la fine dell’anno, per poi estendersi gradualmente anche ai poli ospedalieri di Civitavecchia e Bracciano.

Una rete di collaborazione al servizio del paziente

PRIMA coinvolgerà un’ampia rete di professionisti: medici ospedalieri, infermieri, case manager, operatori sociali e rappresentanti delle strutture territoriali con l’idea e l’obiettivo di creare una filiera assistenziale integrata, capace di rispondere alle esigenze di salute in modo rapido e coordinato che metta in pratica una vera sanità “di comunità” che non si limita a curare, ma accompagna la persona nel percorso di guarigione e recupero domiciliare.

Al via “PRIMA”, il progetto che unisce ospedale e territorio con l’infermiere di comunità 1

Le parole dei protagonisti

“Si tratta di un’iniziativa virtuosa che risponde in modo più organico alle esigenze di cura oltre le mura ospedaliere – ha spiegato Francesca Milito, direttore generale dell’AOU Sant’Andrea –. Integrare ospedale, territorio e professionisti significa aumentare la qualità dell’assistenza e migliorare il benessere collettivo”.

Mentre il direttore generale della ASL Roma 4, Rosaria Marino, con PRIMA si rafforzerà la rete dei servizi territoriali e garantirà continuità assistenziale anche nei poli di Civitavecchia e Bracciano.

Soddisfazione per il progetto da parte degli infermieri: “La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è indispensabile per la salute pubblica – ha commentato Maurizio Zega, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma –. È la chiave per garantire prossimità, continuità e fiducia nel sistema sanitario”.