Oltre cento edicole a rischio chiusura a Roma: il nuovo regolamento del Comune è ancora fermo

L'appello dei sindacati dei giornalai per proteggere le edicole e un settore storico che rischia di scomparire: "Chiediamo di essere esclusi dalla Bolkestein"

Nella foto un chiosco sulla Merulana

Da mesi si attende una decisione su una revisione delle regole che potrebbero salvare più di cento edicole nella Capitale. Il Sinagi chiede di escludere la categoria dalla direttiva Bolkestein e di riconoscerne il valore pubblico e culturale.

L’appello dei sindacati dei giornalai per proteggere le edicole e un settore storico che rischia di scomparire: “Chiediamo di essere esclusi dalla Bolkestein”

A Roma, le edicole non sono solo punti vendita: rappresentano una parte viva della memoria urbana, luoghi di incontro e di informazione quotidiana. Eppure, oggi oltre cento di questi presìdi rischiano di scomparire.

A denunciarlo è Enrico Iannelli, segretario provinciale del Sinagi (Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia), che lancia un appello al Comune di Roma affinché sblocchi un regolamento atteso da mesi.

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Solo nel centro storico sono circa 26 le edicole destinate a sparire perché non compatibili con la nuova normativa, mentre una quindicina possono essere regolarizzate, Ma il problema come sottolinea Sinagi, non riguarda solo il centro: l’intera rete cittadina è sotto valutazione e più di cento punti vendita potrebbero essere chiusi se non si troverà una soluzione.

Regole incerte e un tavolo fermo da mesi

Il nodo principale è legato alla revisione del regolamento comunale, annunciata mesi fa dopo un incontro tra le associazioni di categoria e l’assessore capitolino Monica Lucarelli. L’obiettivo era quello di adeguare la disciplina alle norme del Codice della Strada, tutelando però l’attività delle edicole, considerate chioschi di servizio pubblico e non meri esercizi commerciali.

Da quell’incontro, però, non ci sono stati aggiornamenti: “Avrebbero dovuto riconvocarci per proseguire il confronto, ma il nuovo regolamento è ancora in alto mare” – sottolinea il segretario provinciale del sindacato dei Giornalai.

Il peso della Bolkestein e la battaglia per l’esclusione

La questione si intreccia con la direttiva europea Bolkestein, che prevede la messa a bando periodica delle concessioni per le attività su suolo pubblico. Una norma che, secondo i rappresentanti del settore, non può essere applicata alle edicole:

“La vendita dei quotidiani non rientra nel commercio tradizionale – chiarisce Iannelli –. Noi distribuiamo un prodotto con prezzo e percentuali imposti: non c’è concorrenza, ma un servizio al cittadino. Per questo chiediamo di essere esclusi dalla Bolkestein”.

Un appello condiviso anche a livello regionale

Durante una recente audizione presso il Consiglio regionale del Lazio, il tema è stato discusso dalle commissioni Vigilanza sul pluralismo dell’informazione e Attività produttive. Claudio Marotta, presidente della Commissione, ha ricordato come la crisi delle edicole non sia solo economica, ma culturale e democratica: “Roma contava oltre mille edicole, oggi ne restano circa la metà. Difendere le edicole significa difendere il diritto a essere informati”.

Un problema datato che non trova soluzione

Il problema non è nuovo. Già agli inizi degli anni Duemila, il Comune aveva pianificato la collocazione dei chioschi in tutta la città. “I giornalai investirono fino a 80mila euro ciascuno per adeguarsi alle indicazioni comunali – ricorda Sinagi –. Oggi ci ritroviamo al punto di partenza, con regole che rischiano di cancellare quegli stessi investimenti”.

Il sindacato chiede che l’Amministrazione capitolina agisca in fretta, riconvocando le parti e varando un regolamento che tuteli un comparto fondamentale per la libertà d’informazione. “Ci auguriamo – conclude Iannelli – che il Comune batta finalmente un colpo. Ogni edicola che chiude non è solo un chiosco che sparisce, ma un pezzo di città che smette di raccontarsi”.