La Corte d’Assise di Roma ha assolto ieri Mircea Nasaf, il 51enne romeno ritenuto l’omicida che, a calci e pugni, portò alla morte il 40enne di Tivoli Alessandro Castellaccio, aggredito per strada e morto giorni dopo in ospedale.
La Corte d’Assise di Roma ha assolto Mircea Nasaf: per i giudici non ci sono prove sufficienti a dimostrare la sua partecipazione al pestaggio costato la vita a Alessandro Castellaccio
Nasaf era imputato, tra le altre cose, di aver sferrato calci mentre la vittima era già a terra, dopo un pugno violento ricevuto in volto da Ion Voicu (l’altro arrestato per l’aggressione e già condannato in primo grado). Secondo i giudici, non ci sono prove sufficienti per stabilire oltre ogni ragionevole dubbio la sua responsabilità.

La procura di Tivoli aveva chiesto per Nasaf una pena di 21 anni e 8 mesi, ma l’assoluzione arriva proprio per insufficienza di prove: la corte ha ritenuto che il materiale raccolto non permetta di accertare con certezza il suo coinvolgimento. Immediatamente dopo la sentenza, Nasaf è stato scarcerato.
Condannato in primo grado il complice
Voicu è già stato condannato – in appello – per omicidio volontario, con pena confermata a 10 anni e 8 mesi. Il suo gesto, il pugno a Castellaccio, è ritenuto elemento decisivo dell’aggressione che è poi degenerata.
La famiglia della vittima non ha accettato la decisione. Adele Castellaccio, sorella di Alessandro, ha reagito duramente sui social: “Mio fratello è stato ucciso due volte: la prima con la violenza, la seconda con il silenzio. Dopo due anni, la persona accusata di averlo ucciso è stata assolto e scarcerata immediatamente. Dentro di me soltanto rabbia, disgusto e un dolore che brucia senza tregua…”
“Quel giorno – continua – non sono stati fatti neppure i rilevamenti sul posto, non sono stati raccolti i nomi dei testimoni presenti… E poi c’è la responsabilità di una piazza muta… Io quella piazza la conosco… siete tutti colpevoli di aver taciuto… Non pensate che il silenzio vi protegga. Ha solo reso possibile questa ingiustizia”.
La famiglia ha annunciato che farà appello non appena saranno disponibili le motivazioni della sentenza — previste entro 60 giorni — per cercare di ottenere un giudizio che faccia chiarezza su tutte le responsabilità.




















