Il Municipio VII approva la stanza del commiato per funerali laici: si cerca il luogo giusto

Una sala per l’ultimo saluto laico: il Municipio VII di Roma approva un nuovo spazio per i cittadini che non scelgono riti religiosi: la stanza del commiato 

Piccola rivoluzione laica nel Municipio VII di Roma. Con un voto unanime che ha messo d’accordo tutte le forze politiche il Consiglio municipale ha approvato l’istituzione di una “Stanza del Commiato” destinata ai funerali civili e non confessionali.

Una sala per l’ultimo saluto laico: il Municipio VII di Roma approva un nuovo spazio per i cittadini che non scelgono riti religiosi: la stanza del commiato

L’obiettivo è colmare un evidente vuoto civico in un territorio che, con oltre 300mila residenti, ha le dimensioni di un medio capoluogo di provincia.

La proposta, promossa in prima battuta dalla consigliera del Partito Democratico Rosa Ferraro risponde a una domanda sempre più pressante della cittadinanza. “La Costituzione è chiara: la libertà di pensiero e di culto implica anche il diritto di scegliere un addio laico o civile”, ha spiegato Ferraro, sottolineando che, ad oggi, il Municipio VII non offre “spazi pubblici adeguati e dignitosi” per chi non desidera un rito religioso.

“Un servizio di civiltà, non un lusso”

Attualmente, le opzioni per un commiato laico a Roma sono limitate e spesso decentrate.

Sebbene la Capitale abbia fatto passi avanti, con l’apertura di sale dedicate nei cimiteri del Verano (come il Tempietto Egizio a pagamento e la riqualificata Sala Mater Admirabilis) e di Prima Porta, la distanza e la disponibilità ridotta rappresentano un ostacolo per i residenti del vasto quadrante est.

“Non si tratta di un lusso, ma di un servizio di civiltà,” si legge nel testo approvato.

L’iniziativa prende spunto dalle positive esperienze già attive nei Municipi III e X, che hanno riconvertito spazi istituzionali, come ex sedi o sale civiche, in luoghi di raccoglimento.

Si cerca il luogo ideale: costi contenuti

Il provvedimento impegna ora il Presidente del Municipio a identificare rapidamente uno o più locali pubblici idonei.

La ricerca si concentrerà su strutture esistenti – biblioteche, sale civiche, o ex uffici – che possono essere riadattate con interventi minimi e a costi contenuti.

L’intenzione è evitare nuove spese, puntando sul recupero e sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare municipale.

L’appello finale votato all’unanimità è chiaro: il servizio dovrà essere “accessibile, gratuito e non discriminatorio”.

La palla passa ora agli uffici per trasformare la volontà politica in una risorsa concreta per la comunità.