In tutta la Capitale, oltre 3mila educatrici — molte delle quali hanno già superato concorsi e risultano idonee all’assunzione — garantiscono oggi il funzionamento quotidiano di nidi e scuole dell’infanzia. Solo nel Municipio X, sono circa 200 le lavoratrici che ogni giorno coprono supplenze, spesso anche con convocazioni last-minute, per permettere l’apertura regolare di 37 strutture educative nella zona.
Nel Municipio X e in tutta Roma oltre 3mila educatrici aspettano da tempo una stabilizzazione. Il Comune ha annunciato 1.005 assunzioni entro il 2025, ma le graduatorie scadono e la protesta continua
Il sistema su cui si regge il servizio educativo capitolino è fragile, permeato da una precarietà cronica: le graduatorie su cui si basa l’assunzione sono in scadenza e il rischio è concreto, per le stesse lavoratrici che hanno già dimostrato competenza e dedizione, di essere escluse dal futuro processo di stabilizzazione.
Il Comune di Roma ha annunciato un piano ambizioso per ridurre la precarietà: 1.005 assunzioni a tempo indeterminato di educatori e insegnanti di nidi e scuole dell’infanzia entro la fine del 2025, di cui 240 già in corso di formalizzazione e le restanti 765 previste entro dicembre.
Inoltre, è prevista un’ulteriore tornata concorsuale nel 2026, per rafforzare ulteriormente l’organico.
Tuttavia, questo scenario positivo rischia di rimanere sulla carta se le graduatorie attualmente in vigore — su cui molte educatrici suppletive contano per entrare definitivamente nel sistema scolastico — non vengono rinnovate o integrate. Una situazione che apre scenari di retrocessioni e perdita di ruoli acquisiti dopo anni di servizio.
Le educatrici denunciano tre criticità fondamentali:
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Allungamento dei tempi di assunzione, dovuto alla necessità di gestire nuovi concorsi e graduatorie, rallentando l’ingresso nei ruoli stabili.
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Retrocessioni in graduatoria, con il rischio concreto che le professionalità più esperte perdano posizione a causa della riorganizzazione.
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Elevati costi organizzativi legati all’attivazione di nuove procedure concorsuali, con risorse sottratte a interventi diretti sul personale e sui servizi.
I segnali di malessere si sono trasformati in azione: il 4 settembre, le educatrici del Municipio X si sono radunate in piazza del Campidoglio in una manifestazione contro un nuovo concorso; una nuova protesta è già annunciata per l’11 settembre alle 15:00 (sempre davanti al Campidoglio), con l’accorato appello: “non lasciateci sole.”
Il piano di Roma Capitale rappresenta un passo avanti nella lotta alla precarietà, ma rimane incompleto senza certezza su tempi e modalità d’uscita delle graduatorie attuali. Le lavoratrici che si battono meritano, oltre ai numeri, garanzie realistiche per non vanificare anni di lavoro sul territorio educativo cittadino.
La stabilizzazione non è solo una questione personale: è la condizione per garantire continuità educativa nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, spesso piccoli punti di riferimento per le comunità. In un momento in cui la qualità dei servizi pubblici è messa alla prova, la precarizzazione del personale rischia di causare disagi concreti anche per le famiglie e i bambini.
La mobilitazione delle educatrici precarie è un grido che chiede attenzione: non solo locale, ma mediatica e istituzionale. Il loro appello è quello di non essere dimenticate a partire dall’obiettivo comune di qualità educativa, partecipazione e inclusione.
La richiesta è netta: stabilizzazione subito, non un nuovo concorso che annulli le graduatorie attuali. E, al contempo, collaborazione e trasparenza nelle forme di assunzione già previste dal piano assunzionale.
Roma, come comunità, non può permettersi di perdere chi ogni giorno garantisce servizi educativi a centinaia di famiglie e bambini. Che il Campidoglio ascolti questa voce, e che non sia l’ultima.


















