Un drone sopra Rebibbia lancia due pacchi, uno è pieno di ‘sorprese’

Un drone sopra Rebibbia: lancia tablet, droga e tutto ciò che in carcere è proibito, persino un diamante

Foto di archivio

Cosa ci fa un drone sopra il carcere di Rebibbia Nuovo Complesso? Non è una scena da film né un test tecnologico. È la realtà – preoccupante – di una mattina come tante, in uno dei principali istituti penitenziari italiani.

Un drone sopra Rebibbia: lancia tablet, droga e tutto ciò che in carcere è proibito, persino un diamante

Grazie a un’osservazione attenta e a un’azione mirata di perquisizione nel Reparto G8, gli agenti hanno scoperto due pacchi contenenti materiali proibiti. Uno di questi pacchi era stato lanciato all’interno delle mura con l’aiuto di un drone.

Il contenuto? Quello che ci si aspetterebbe in un film di contrabbando ad alta tecnologia: una quindicina di telefoni cellulari completi di caricabatterie, un iPad, un tablet, diverse  cuffie con microfono USB, un rilevatore GPS, un bilancino di precisione, oltre venti grammi di cocaina, un etto di hashish e – incredibilmente – anche il certificato di autenticità di un diamante da oltre 7 carati. Sì, un diamante in carcere.

Ma mentre la cronaca fa notizia per l’insolita presenza di un drone e di un diamante, il problema più grande è sotto gli occhi di tutti – da anni.

La criminalità cambia pelle, si adatta, innova. Trova vie nuove, come appunto i droni, per far arrivare dentro le carceri ciò che non dovrebbe entrarci. Ma il sistema penitenziario italiano, al contrario, resta indietro.

A dirlo, con lucidità, è Gianluca Garau, vice segretario regionale del sindacato CNPP-SPP: “La responsabilità non è solo della criminalità, che si ingegna nel trovare vie sempre nuove per mantenere i propri traffici. C’è un problema di organici insufficienti, con agenti penitenziari costretti a gestire reparti sovraffollati e controlli serrati con strumenti ormai obsoleti.”

Parole che fanno riflettere. Oggi i droni sono una realtà, ma in molti istituti mancano ancora scanner per pacchi, sistemi di schermatura dei cellulari, telecamere funzionanti. In certi casi, perfino il personale è talmente ridotto da rendere impossibile una sorveglianza efficace.

A questo si somma il problema, ormai cronico, del sovraffollamento. Carceri in cui si lavora in condizioni estreme, spesso senza strumenti né supporto adeguati. E intanto la tecnologia corre – ma è quella dei trafficanti.

I precedenti

L’episodio di Rebibbia è solo l’ennesimo campanello d’allarme. Qualche settimana fa nel carcere di Velletri sono state consegnate involtini di carne col ripieno di cocaina