
Una comunità in subbuglio. I cittadini sono preoccupati e da giorni si stanno mobilitando per evitare che nel quartiere sorga un altro centro d’accoglienza per migranti. A Casalotti, nella zona nord-ovest di Roma, lungo via Boccea, i residenti non dormono sonni tranquilli da quando hanno preso la notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno.
“Nessuno ci ha informati”: a Casalotti cresce la tensione per il nuovo centro d’accoglienza. Cittadini preoccupati per la sicurezza e la vicinanza con la scuola
In via Boccea 590 verrà allestito un nuovo Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) destinato a ospitare fino a 100 persone.
Il centro sarà gestito dalla Croce Rossa Italiana su incarico della Prefettura di Roma e si troverà a pochi metri dall’Istituto Comprensivo Boccea 590, noto in zona come “Terra Santa”. Una decisione che ha sollevato forti perplessità tra i cittadini, che si sono organizzati nel comitato spontaneo “Casalotti Nostra”.
“Nessuno ci ha informati ufficialmente. Una decisione calata dall’alto presa senza coinvolgere gli abitanti. E’ una cosa assurda”, spiega, in esclusiva a Canale 10, Annalisa, membro del comitato spontaneo “Casalotti Nostra”.
La struttura in cui sorgerà il centro è parte dell’ex Collegio Serafico, un immobile con una storia giuridica controversa. “Apparteneva ai Frati dell’Immacolata, poi è stato ceduto da un’associazione con modalità molto discusse. C’è un contenzioso ancora aperto: a novembre ci sarà il terzo grado di giudizio. Non capiamo come la Prefettura possa autorizzare un CAS in un edificio con la proprietà ancora contesa”.
“Siamo già sede di un altro CAS. Più di 500 ospiti nel raggio di poche centinaia di metri”
Il punto centrale della protesta è la saturazione del territorio. “A pochi passi c’è già il Centro Enea, attivo dal 2007, oggi trasformato – tra l’altro senza informare la cittadinanza – in un CAS di prima accoglienza con oltre 400 ospiti, con i quali la convivenza è un po’ difficile – ammette – molti sono molesti, girano per zona senza nulla da fare, li ritroviamo davanti ai supermercati e in altri punti ubriachi e infastidiscono li passanti.
Ora ne arrivano altri 100, 50 fissi e 50 a giro. Parliamo di più di 500 persone concentrate attorno a una scuola pubblica che ospita alunni dalla materna alle medie. Questo non è accoglienza, è abbandono del territorio”.
“Non siamo contro l’accoglienza. Ma serve buon senso”
Annalisa ci tiene a ribadire: “Non è una protesta razzista, non ce l’abbiamo con chi scappa da paesi difficili in cerca di una nuova vita e di nuove possibilità. Abbiamo proposto di accogliere madri con bambini, proprio per favorire l’integrazione. Ma ci è stato detto di no. Non sappiamo chi arriverà, e tutto questo accade senza coinvolgimento del quartiere. È normale che ci sia preoccupazione tra i genitori”.
La Croce Rossa ha effettuato un sopralluogo con alcuni rappresentanti del comitato, garantendo che gli accessi del centro e della scuola saranno separati. “Ma l’edificio è un corpo unico, ci sono terrazze e ballatoi che collegano le due strutture. I bambini faranno lezione a pochi metri da un centro d’accoglienza, e questo – a prescindere da chi vi sarà ospitato – non è stato condiviso con le famiglie”.
Un quartiere con pochi servizi
Alla base della protesta, anche la condizione del quartiere: “Casalotti è zona, piena di famiglie, l’integrazione con le tante persone straniere che vivono qui è sotto gli occhi di tutti.
Ma siamo privi dei servizi minimi. Non abbiamo un liceo, un consultorio, un parco giochi decente. Abbiamo una Asl che funziona male e trasporti carenti. Invece di investire, ci si limita a mettere insieme emergenze sociali. Come se fossimo una periferia dimenticata, da usare come contenitore. Come lo vogliamo ridurre questo quartiere? Solo cemento?“, aggiunge con rammarico.
Petizione online
In pochi giorni il comitato, con altre realtà del territorio, ha raccolto oltre duemila firme con l’obiettivo di arrivare a cinquemila. “Il Municipio, che non è stato informato della soluzione trovata dalla Prefettura, è con noi – spiega Annalisa – ma serve che anche il Campidoglio e la Prefettura ascoltino i cittadini. Non vogliamo scontri, ma soluzioni. E pretendiamo rispetto”.
“Non è questione di politica. È questione di cittadini”
“Non mi interessa se la soluzione arriverà dalla destra, dalla sinistra o dal centro – dice Annalisa – Io sono una mamma, e parlo da cittadina. La politica dovrebbe venire ad ascoltare, non a imporre. Perché chi vive certe scelte sulla propria pelle siamo noi”.
Manifestazione pacifica ma forte e chiara
I cittadini di Casalotti non si fermano, non hanno nessuna intenzione di mollare. In ballo c’è la serenità di un intero quartiere, la sicurezza di famiglie, ragazzi, bambini, donne e anziani. “Abbiamo in programma di organizzare una manifestazione pacifica – conclude la volontaria del comitato spontaneo “Casalotti Nostra” – presto sveleremo la data, sarà nei primi giorni di settembre se otterremo il permesso. Abbiamo intenzione di riunirci in un corteo silenzioso, faremo pochi metri e saremo muti. Ci schiereremo uno vicino all’altro, a formare un cordone umano, con un unico striscione”.

















