Dopo tre mesi di silenzio e ricovero, la storia dell’uomo senza nome trovato in strada a Castro Pretorio ha finalmente un lieto fine. Si chiama Karolis, è di origine lituana, e dopo anni vissuti nel silenzio e nell’anonimato, è finalmente tornato a casa, dove ad attenderlo c’era la madre che non lo vedeva da quattro anni.
La storia di Karolis, l’uomo senza nome ritrovato a Roma: dopo mesi in strada, torna a casa e riabbraccia la madre
Karolis era stato ritrovato lo scorso maggio nei pressi della stazione Termini, in condizioni disperate: scalzo, sporco, vestiti laceri e incapace di comunicare.
Non aveva documenti, non parlava italiano ne’ inglese, tra le sue poche cose solo una cartellina contenente oltre 150 disegni, realizzati da lui stesso. Quella cartellina, apparentemente l’unico legame con il suo mondo interiore, si è rivelata la chiave per restituirgli un’identità.

A sbloccare il caso è stata l’intuizione dell’assessora alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Barbara Funari, che ha deciso di inviare quei disegni alla redazione della trasmissione “Chi l’ha visto?”. Le immagini, trasmesse in diretta, hanno fatto il giro del mondo e sono arrivate fino in Lituania, dove una donna ha riconosciuto in quei tratti il volto del figlio scomparso da anni.
L’identificazione
L’identificazione è stata poi confermata grazie al lavoro della compagnia dei carabinieri Roma Macao, che ha seguito l’intera vicenda: dall’intercettazione dell’uomo in strada all’indagine sulla sua identità. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche l’ambasciata della Repubblica di Lituania e la sua console.
Dopo mesi di cure mediche e sostegno, Karolis ha potuto finalmente tornare nel suo Paese. È stato accompagnato all’aeroporto di Fiumicino proprio dall’assessora Funari, che ha condiviso sui social la foto di Karolis di spalle mentre si imbarca sul volo per casa. “Fai buon viaggio”, ha scritto, sottolineando la difficoltà di affrontare casi simili: “Senza identità non puoi attivare percorsi di cura, né avviare un reale percorso di inclusione”.
Il giorno della partenza, Karolis ha chiesto una sola cosa: riavere i suoi disegni. Li ha ringraziati per averli custoditi, come se fossero stati per lui un’ancora in mezzo alla tempesta.
Questa vicenda ci ricorda quanto sia cruciale il lavoro silenzioso ma determinante di tante figure: operatori della Sala Operativa Sociale, Unità di Strada, volontari, istituzioni locali e internazionali. “Quando le comunità e le istituzioni si uniscono – ha concluso Funari – nessun caso è davvero impossibile”.


















