“I rom sono i parassiti di questa società”: denunciato a Roma per istigazione all’odio razziale

Il consigliere della Lega del VI Municipio di Roma accusato di istigazione all’odio razziale dopo un video in cui definisce i rom parassiti: denunciato dall’Associazione 21 luglio

Foto di repertorio

“Buon Ferragosto a tutti con questo regalo che i rom hanno voluto farmi. Una denuncia! Esordisce così il consigliere della Lega nel VI Municipio di Roma, Emanuele Licopodio. Al centro della vicenda un video, pubblicato sui social, in cui Licopodio definisce i rom “parassiti”, scatenando una reazione legale da parte dell’Associazione 21 luglio.

Il consigliere della Lega del VI Municipio di Roma accusato di istigazione all’odio razziale dopo un video in cui definisce i rom parassiti: denunciato dall’Associazione 21 luglio

Tutto è cominciato con un post nel quale Licopodio esprimeva la sua opinione sul tragico episodio avvenuto a Milano: una donna di 71 anni è stata travolta e uccisa da una macchina mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Sapinara.

Alla guida e a bordo dell’auto c’erano quattro bambini, tra gli 11 e i 13 anni.

I ragazzini, tre maschi e una femmina, sono stati successivamente rintracciati in un accampamento abusivo di nomadi di origine bosniaca.

Un commento a caldo che ha scatenato il putiferio e la reazione dell’Associazione 21 luglio, che si occupa dei diritti e del benessere della comunità rom e sinti, che sulla propria pagina social ha annunciato di essersi attivata con un esposto alla Procura della Repubblica: “Contestiamo il reato di istigazione all’odio razziale e ci costituiamo parte civile insieme ad alcuni abitanti dell’insediamento di Salone.

E’ inutile girarci intorno, i rom sono i parassiti della nostra società – diceva Licopodio nel video – a queste persone che non si voglio integrare vanno tolti subito i figli. Nel VI Municipio abbiamo il campo rom più grande d’Europa. E’ il momento che il Governo nazionale, a guida centrodestra, prenda in seria considerazione di smantellare il campo di via di Salone. I cittadini del VI Municipio sono stufi di questi personaggi che inquinano i nostri quartiere”.

“Non era un attacco etnico ma una critica a chi vive sulle spalle dello Stato”

Nonostante la denuncia annunciata dall’organizzazione no profit, Licopodio non fa marcia indietro e a Canale 10 spiega: “Il termine ‘parassita’ non voleva essere un attacco etnico ma una critica alla condizione di chi vive con i sussidi dello Stato senza integrarsi nella società, non manda i figli a scuola e usufruisce di agevolazioni che spesso non spettano nemmeno ad altre famiglie”.

Poi punta il dito contro l’Associazione 21 luglio – e il presidente Carlo Stasolla – accusandola di speculare sul tema: “Prende fondi pubblici per progetti che spesso non producono risultati concreti – continua – Bisogna controllare come vengono gestite queste risorse, come ad esempio nel caso del casale a Tor Bella Monaca. Provvederemo a farlo quanto prima per verificare se stiano davvero aiutando le famiglie rom”.

E racconta, a proposito di Tor Bella Monaca, un episodio avvenuto lo scorso anno: “Una ragazza è rimasta coinvolta in un grave incidente dopo che le avevano tirato dei sassi sulla macchina. È finita fuori strada. Questo non lo ricorda nessuno, ma è successo. E la responsabilità è anche di chi permette che certi campi abusivi restino attivi per anni”.

Il sostegno della politica locale, da ogni schieramento

Il consigliere si dichiara “forte del sostegno ricevuto” dopo le sue dichiarazioni e sottolinea una una solidarietà che, a suo dire, supera i confini politici. “Mi hanno chiamato tutti, da tutti i partiti – dice, specificando di aver ricevuto solidarietà anche da esponenti del centrosinistra – Il tema è trasversale e riguarda la sicurezza e il futuro dei nostri territori”. Secondo Licopodio, il consenso trasversale dimostra che la sua posizione non è isolata, e che la questione dei campi rom così organizzati è sotto gli occhi di tutti.

L’appello al Governo

Uno dei punti centrali della sua argomentazione riguarda il benessere dei minori. “Ho detto e lo ribadisco: a quei genitori che non mandano i figli a scuola vanno tolti i bambini, perché crescono con esempi sbagliati. I bambini sono tutti uguali, ma se un figlio cresce tra furti, elemosina e abbandono scolastico, ripeterà lo stesso ciclo. Vanno affidati a famiglie che possano dargli una prospettiva”.

Per questo motivo rafforza il concetto: “I minori devono essere affidati a strutture adeguate o a chi non può avere figli”.

Infine, Licopodio trasforma il clamore delle sue parole in un’occasione per fare un appello al Governo. “È arrivato il momento di affrontare la situazione di tutti i campi rom d’Italia. L’inerzia porta a un aumento dell’illegalità”.

La sua battaglia, afferma, è “una battaglia di civiltà”, che ha già attirato l’attenzione di “una decina di avvocati” che si sono offerti di difenderlo gratuitamente.