Sicurezza del mare a Ostia: i pattìni non sono pezzi da museo superati ma ben venga il confronto con i marinai di salvataggio per aggiornare il quadro normativo esistente che ne impone la detenzione a tutti gli stabilimenti balneari.
Sicurezza del mare a Ostia, il nuovo comandante della Capitaneria di Porto replica alle critiche sull’obsolescenza dei mezzi di salvataggio
E’ la sintesi di un botta e risposta a distanza tra chi rappresenta gli assistenti bagnanti in servizio sul litorale romano, attraverso le dichiarazioni espresse da Giuliano Torbidoni, 25 anni di servizio alle spalle, in un’intervista rilasciata a canaledieci.it e il nuovo comandante della Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino, Emilio Casale.

Cosa dire, per esempio, di queste pesanti imbarcazioni di legno con remi lunghi tre metri, diventate dal dopoguerra in poi un simbolo dell’estate degli italiani, e della possibilità di affiancarle con più leggere tavole e più moderne tavole di salvataggio modello surf in schiuma pressata?
“Fermo restando che tutto è perfettibile ed è necessario tenere conto dell’evoluzione degli strumenti e dei mezzi utilizzati per il salvataggio delle persone, sono un po’ meno d’accordo sul fatto che i pattìni siano superati -esordisce Casale- perché, per esempio, garantiscono una stabilità superiore a quella di una tavola leggera e un ricovero migliore della persona recuperata in acqua, fattore ancora più importante se i bagnanti in pericolo sono più di uno. In sintesi si tratta di un mezzo più versatile da questo punto di vista”.
Ciambelle di salvataggio troppo pesanti
Ulteriori osservazioni riguardano l’impiego, considerato obsoleto e in talune circostanze controproducente, delle ciambelle di salvataggio che i bagnini considerano difficili se non impossibili da lanciare per il loro peso eccessivo quando i soccorritori sono immersi tra le onde.
“Ritenerla addirittura un’incudine mi sembra esagerato -replica Casale- è un mezzo, sì più pesante rispetto a quelli di polistirolo che sono stati sostituiti nel corso del tempo, ma se ancorata a una sagola posizionata a terra svolge perfettamente le sue funzioni”.
Nel cahier des doleances elencato da Gugliemo Torbidoni rientra anche la dibattuta questione dell’obbligo imposto ai bagnini, pena l’applicazione di una sanzione di 1300 euro, di indossare la tipica maglietta rosso scarlatto con la scritta in bianco ‘salvataggio’ mentre ci si trova in postazione.
Alternative alla maglietta rosso scarlatto con la scritta bianca
“Non è la prima volte che il problema emerge -ribatte il Comandante – e che mi viene segnalata questa criticità. Tuttavia indossare una canottiera o un indumento identificativo anche quando fa caldo, non è molto diverso dalla situazione in cui possa trovarmi io nel passaggio verso l’estate quando, dovendo ancora portare la divisa invernale per ragioni di servizio magari sudo le sette camicie”.
“La maglietta non è un vezzo inventato per far soffrire l’assistente bagnante -precisa l’alto ufficiale– ma un segnale importante per renderlo immediatamente visibile e rintracciabile da parte di chi si trova in spieggia e che, nella maggioranza dei casi è, tra l’altro, a torso nudo”.
“E’ un problema di identificabilità del soccorritore che non sempre, poi, resta fisso nella sua postazione ma può avere necessità di allontanarsi per altri compiti da svolgere. Bisogna, inoltre, contemperare a livello normativo opposte valutazioni in merito a una stessa situazione”.
“Chi sta dall’altra parte della barricata, infatti, lamenta spesso di avere difficoltà e individuare dove si trova il bagnino soprattutto se lo si cerca in caso di emergenza. Di certo non facciamo appostamenti per multare chi non indossa gli indumenti prescritti, ma se si è recidivi naturalmente occorre intervenire”.
In un clima di confronto aperto e di collaborazione la Capitaneria di Porto ribadisce, in ogni caso, la piena disponibilità a un tavolo di confronto con le categorie degli assistenti bagnanti e dei titolari delle strutture balneari per cui lavorano, allo scopo di migliorare il pacchetto di disposizioni che disciplinano la sicurezza dei nostri arenili.
Sì a un confronto con le associazioni di categoria
“Non ci siamo mai sottratti al dialogo e agli incontri con i bagnini di cui apprezziamo la collaborazione. Per quanto riguarda l’introduzione di strumenti suppletivi da affiancare ai tradizionali pattìni -puntualizza Casale- va ancora sottolineato che le norme in vigore individuano la dotazione minima di base di cui si deve essere in possesso e c’è ampio spazio, dunque, per l’introduzione facoltativa di strumenti diversi, anche perché ogni fondale e ogni arenile ha le sue caratteristiche”.
“Ribadisco che siamo aperti alla cooperazione con chiunque abbia suggerimenti per alzare il livello di sicurezza sulle spiagge e questo –conclude il comandante– non soltanto alla vigilia della stagione estiva, ma anche quando la stessa è in pieno svolgimento”.
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