E’ addio al Kursaal di Ostia? LabUr: “Demolizioni, favori a privati e fondi pubblici opachi”

La denuncia shock del LabUr scuote Ostia: demolizioni non autorizzate e fondi pubblici utilizzati senza trasparenza al Kursaal

Quello che un tempo era il simbolo della villeggiatura balneare romana sta lentamente svanendo. Il Kursaal di Ostia, storica opera architettonica degli anni ’50 firmata da Attilio Lapadula e realizzata da Pier Luigi Nervi, oggi è al centro di un’inquietante vicenda di demolizioni, mancata trasparenza e possibili favori ai privati. A denunciarlo è il LabUr – Laboratorio di Urbanistica – che da anni monitora lo stato di salute degli arenili del litorale capitolino.

La denuncia shock del LabUr scuote Ostia: demolizioni non autorizzate e fondi pubblici utilizzati senza trasparenza al Kursaal

Nato come luogo di cura e benessere, dal tedesco Kur e Saal, lo stabilimento Kursaal è oggi teatro di un’operazione che ha poco a che vedere con la tutela del paesaggio.

Le immagini aeree confrontate tra il 2019 e il 2025 mostrano chiaramente la progressiva eliminazione delle strutture originarie: via le cabine in muratura, scomparse le docce, abbattuti muri e padiglioni.

Un’opera sistematica che, secondo il LabUr, risponde a un preciso disegno: favorire il nuovo concessionario, la società “Insolito Day & Night”, già attiva a piazza Anco Marzio, che si prepara ad approdare al Kursaal dalla prossima stagione.

Opere stabili “scambiate” per “facili rimozioni”

Il primo nodo riguarda la natura delle cabine: da anni identificate negli atti comunali come strutture in legno e “facilmente rimovibili”, risultavano in realtà in muratura, perfettamente stabili.

Un errore o un escamotage per procedere con le demolizioni senza ostacoli?

A sparire, oltre alle cabine, è stato anche l’intero fronte mare dello stabilimento: boutique, servizi e spogliatoi, tutto raso al suolo, ufficialmente per “risanamento”.

Il bando 2020 e il ritorno di un nome noto

La concessione demaniale del Kursaal rientrava nel bando del 2020 per la gestione stagionale degli arenili di Roma.

Il lotto 12, quello dello stabilimento, fu aggiudicato da “Insolito Night & Day” di Gennaro Arena, già vincitore di un altro lotto, il 6 quello del Battistini, con una diversa ragione sociale a lui riconducibile: un’irregolarità che, secondo il LabUr, avrebbe dovuto escluderlo dal concorso.

Non solo: nel dicembre 2021, la Giunta del Municipio X annullava in autotutela il bando stesso, prorogando le vecchie concessioni. Una scelta rivelatasi illegittima, secondo i giudici del TAR, per “vizio di incompetenza”.

Lavori senza trasparenza

Negli ultimi mesi, l’area tra l’Hibiscus e lo Sporting Beach è stata interessata da interventi massicci: demolizioni, movimento terra, accesso di mezzi pesanti.

Eppure, denuncia il LabUr, manca qualsiasi cartello esplicativo, nessuna informazione pubblica sulla natura dei lavori o sulla fonte dei finanziamenti.

Un’ordinanza della Capitaneria di Porto, emessa l’11 ottobre 2024, ha vietato l’accesso al mare in quel tratto per “motivi di sicurezza”, dopo le violente mareggiate che hanno colpito l’intero fronte costiero.

Ma il 10 giugno 2025, con procedura di somma urgenza, la Regione Lazio ha stanziato quasi 300mila euro per interventi tra il Kursaal e la Rotonda: si tratta di fondi pubblici per costruire una barriera rigida sommersa, con l’obiettivo di proteggere la celebre Fontana dello Zodiaco e la piscina storica.

I numeri che non tornano

Anche i dati catastali sulle superfici del Kursaal risultano contraddittori. Se nel bando del 2020 l’area demaniale veniva indicata in 17.400 mq, gli atti aggiornati al 2024 parlano di 29.496 mq: quasi il doppio.

Aumentano anche i metri quadrati classificati come “di difficile rimozione”. Curiosamente, però, il canone annuo per l’utilizzo della concessione è azzerato: ufficialmente perché la concessione è decaduta.

Un patrimonio lasciato andare

Lo stato attuale dello stabilimento è sotto gli occhi di tutti. Il progetto originario, che prevedeva la valorizzazione e manutenzione del patrimonio balneare, si è trasformato in un’operazione che rischia di cancellare uno dei simboli del modernismo italiano.

Il corpo centrale, le cabine, le piscine: tutto sacrificato in nome di una riqualificazione senza trasparenza. 

Per il LabUr si tratta dell’ennesimo fallimento delle politiche urbanistiche sul litorale romano: promesse disattese, appalti opachi, silenzi istituzionali.

E, soprattutto, fondi pubblici che rischiano di finire per coprire irregolarità edilizie e agevolare interessi privati.

Il mare avanza, le strutture crollano e il Kursaal – simbolo di un’Italia che sognava modernità e bellezza – rischia di essere consegnato al silenzio, non solo delle onde, ma anche della politica.