Due nuove tragedie sul lavoro si aggiungono oggi, 22 luglio, a una scia di sangue che non accenna a fermarsi. Un operaio di 64 anni è morto all’aeroporto di Fiumicino dopo essere precipitato dal tetto di un’officina dove lavorava per conto della Lazio Servizi Srl. Ad Anzio, invece, un peschereccio si è ribaltato con papà e figlio a bordo: il figlio è stato tratto in salvo, ma il padre (anche se qualche fiammella di speranza resiste) risulta tuttora disperso in mare.
Infortuni sul lavoro: tragico bilancio 2025, Cisl Lazio chiede azioni concrete per fermare la strage silenziosa
Nonostante non siano state calcolate le vittime delle ultime 24 ore, sale a 26 il numero di morti sul lavoro nel Lazio da gennaio a oggi. A lanciare l’allarme è la Cisl Lazio, che sottolinea come il 2025 stia registrando un incremento degli incidenti mortali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
“I numeri parlano da soli – afferma Enrico Coppotelli, segretario generale Cisl Lazio – Roma guida la tragica classifica con 13 decessi, seguita da Frosinone (7), Viterbo (3), Latina (2) e Rieti (1)”. Preoccupano soprattutto gli indici di incidenza rispetto al numero di occupati: Frosinone è definita una “zona rossa” con un tasso del 22,8, mentre Latina rientra in “zona gialla” con un indice del 9,5. Viterbo (7,9) e Roma (5,4) risultano in “zona bianca”, ma il rischio resta elevato.
Cisl Lazio: “Non si può più parlare di fatalità”
“La verità è che siamo di fronte a una strage silenziosa – continua Coppotelli – che non può più essere derubricata a fatalità. Serve un cambio di passo deciso, basato sulla contrattazione e sul dialogo sociale. Solo così è possibile intervenire efficacemente sull’organizzazione del lavoro: orari, ritmi, turni, carichi, mansioni e responsabilità in materia di sicurezza”.
Coppotelli ricorda l’esperienza positiva dei cantieri del Giubileo, dove l’adozione di protocolli specifici ha dimostrato l’efficacia di un approccio negoziale alla prevenzione.
Emergenza caldo: estesa l’ordinanza della Regione
Un altro fronte critico è rappresentato dalle condizioni climatiche estreme, sempre più frequenti. La Regione Lazio ha confermato fino al 15 settembre 2025 l’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde. Quest’anno il provvedimento è stato esteso anche a rider e lavoratori della logistica, oltre ai già coinvolti agricoltori, edili e operatori del settore estrattivo.
La Cisl sottolinea l’importanza di applicare concretamente il Protocollo anti-caldo già attivo in molte realtà produttive, che prevede la rivalutazione dei rischi, la sorveglianza sanitaria, la formazione e l’informazione.
Incentivi alle imprese virtuose e strategia di lungo periodo
Infine, il sindacato chiede con forza incentivi strutturali e duraturi per le aziende che investono realmente in salute e sicurezza. “Non bastano più le parole o i protocolli d’emergenza – conclude Coppotelli – Serve una strategia condivisa e finanziata, perché la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità politica e sociale. Ogni vita persa è una ferita per tutti. E non possiamo più permetterci di aspettare”.

















