Tiburtino III, zona vicino a Colli Aniene e Pietralata, nel IV Municipio di Roma, sta vivendo una drammatica escalation di degrado e spaccio di droga. Una situazione che rende impossibile la vita quotidiana dei residenti e alimenta un profondo senso di insicurezza.
Il quartiere è sotto scacco della droga: al Tiburtino III le famiglie vivono tra paura, abbandono e rassegnazione. Una residente, nonostante il clima di terrore, lancia l’allarme
Il cuore di questo allarmante fenomeno è via Tagliacozzo, in particolare il Lotto 12, diventata un vero e proprio crocevia per il continuo via vai di “clienti” di ogni età.
A raccontare a Canale 10 cosa accade quotidianamente è una residente del Tiburtino III, una signora che vuole restare anonima per paura di possibili ritorsioni e minacce. Una scelta che conferma il clima di angoscia che regna nella zona.
“A gestire il mercato sono spesso giovanissimi, persino minorenni, tra cui spiccano numerosi italiani e stranieri di nazionalità marocchina”, racconta.
La preoccupazione si acuisce per la vicinanza di via Venafro, dove si trova un centro di accoglienza per migranti dal quale, secondo diverse segnalazioni, alcuni ospiti prenderebbero parte attiva allo spaccio.
Lo spaccio avviene nelle case e nei giardini
“I controlli delle forze dell’ordine si concentrano soprattutto al mattino, il clou del commercio illegale però si registra dal pomeriggio fino a tarda sera – continua – I giardini e le aree comuni si sono trasformate ormai in vere e proprie piazze di spaccio a cielo aperto”.
L’attività illecita non si limita agli spazi esterni: la droga circola anche all’interno delle case, rendendo ancora più difficile arginare il problema.
Le conseguenze sulla vita del quartiere sono devastanti. I bambini non giocano più liberamente nei giardini, un tempo luoghi di spensieratezza, e la gente ha il terrore di fare una passeggiata ed evita determinati punti.
I residenti chiedono l’intervento delle forze dell’ordine e delle Istituzioni
Gli abitanti sono spaventati costretti a un silenzio forzato che alimenta l’impunità.
Nello stesso tempo sono anche esasperati, stanchi di una situazione che è arrivata al limite. Il grido di allarme è chiaro: “Chiediamo interventi risolutivi per riappropriarci del nostro quartiere, della nostra sicurezza e della nostra dignità – conclude la donna – Le forze dell’ordine sono intervenute diverse volte ma il problema resta. Se le Istituzioni non fanno qualcosa di concreto e lo Stato non dimostra di essere più forte dell’illegalità rischiamo di arrivare a un punto di non ritorno. Siamo stanchi”.



















