Sfattoria degli Animali: scontro tra animalisti sulla gestione di cinghiali, cani e asinelli

Alla Sfattoria esplode il conflitto tra associazioni animaliste: accuse incrociate sulla gestione degli animali sotto sequestro

I cinghiali della Sfattoria degli ultimi

Alla Sfattoria degli Animali, rifugio romano dedicato a creature salvate da maltrattamenti e macelli, è esploso un acceso conflitto tra diverse realtà del mondo animalista. Il nodo centrale della contesa è la gestione della struttura, attualmente sotto sequestro giudiziario, e la cura degli animali presenti – in particolare cinghiali, asinelli e cani.

Alla Sfattoria esplode il conflitto tra associazioni animaliste: accuse incrociate sulla gestione degli animali sotto sequestro

Il punto di rottura si è verificato il primo luglio, quando tre volontarie incaricate da ENPA, LAV, LNDC Animal Protection e dalla Rete dei Santuari di Animali Liberi si sono presentate presso la struttura per iniziare le attività di affiancamento, come previsto dal provvedimento emesso dal Nucleo CITES dei Carabinieri.

Tuttavia, secondo un comunicato congiunto delle associazioni, il loro ingresso sarebbe stato bloccato dall’attuale gestione della Sfattoria, in un contesto di “ostilità ” che le avrebbe costrette ad attendere per ore all’esterno.

La denuncia di Enpa

Le volontarie, regolarmente autorizzate dal Comune di Roma – custode giudiziario degli animali – sono state ostacolate da chi ancora occupa la struttura, rendendo impossibile l’inizio della collaborazione prevista”, hanno dichiarato le associazioni. “Ostacolare chi è lì per aiutare gli animali è un fatto gravissimo”.

La replica di Arianna Fioravanti (OIPA): “Nessun blocco, solo caos e aggressioni”

A queste affermazioni ha risposto pubblicamente Arianna Fioravanti, una dei tre custodi della struttura e referente OIPA, che respinge le accuse e parla di “diffamazione ingiustificata”.

Le dichiarazioni diffuse dalle associazioni sono false e lesive della nostra reputazione. Nessuno ha impedito l’ingresso a nessuno. Nessun blocco da parte dei tre custodi operativi, me compresa – spiega Fioravanti – Il 1° luglio sono stata avvisata telefonicamente della presenza di tre persone all’interno della Sfattoria.

Mi è stato riferito che non si sarebbero subito qualificate e che sembra stessero filmando. Non conoscendo la loro identità e trovandomi a circa 40 minuti di distanza, ho chiamato le forze dell’ordine per accertamenti.

Una volta giunta sul posto, riferisce Fioravanti, ha trovato la polizia già presente. Il tentativo di presentarsi e chiarire sarebbe stato accolto da atteggiamenti ostili. Una delle tre donne presenti – afferma – era già stata querelata pochi giorni prima per diffamazione aggravata via social.

Mi sono allontanata per evitare un’escalation. In quel momento, non sapevo nemmeno che fossero volontarie autorizzate dal Comune, né erano identificabili come tali”.

Secondo la sua versione, le volontarie avrebbero fatto il primo accesso fisico solo quel giorno, il 1° luglio, nonostante il mandato risalga al 24 giugno. Nel frattempo, la gestione quotidiana degli animali sarebbe proseguita con serietà da parte sua e degli altri due custodi, Marco Tarascio e Emanuele Zacchini.

Abbiamo continuato a prenderci cura degli animali con dedizione totale, lavorando giorno e notte, spesso senza sosta e sotto condizioni estreme. Sentirmi accusare di arrivare ‘solo ora’ da chi si è presentato dopo una settimana è un’ingiustizia”.

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La Sfattoria degli animali al momento del sequestro, prima dell’affidamento all’Oipa