Il Comune di Pomezia ha la memoria davvero corta e spedisce nel dimenticatoio quei chioschi di Campo Ascolano che erano diventati una presenza fissa a partire dal 2018 garantendo agli aficionados di uno dei tratti più belli e selvaggi della via Litoranea servizi come l’affitto di lettini e ombrelloni, punti di ristoro e marina di salvataggio. Ma non solo.
Degrado ed escrementi sulla spiaggia dove un tempo c’erano i chioschi di Campo Ascolano cancellati all’improvviso da Comune di Pomezia
Quei chioschi erano anche sinonimo di pulizia dell’arenile che veniva vagliato regolarmente, ma anche di igiene perché dotati di toilette regolarmente allacciate a un impianto fognario realizzato sul demanio marittimo.
Da quest’anno l’amministrazione locale pometina ha deciso di voltare le spalle non soltanto ai titolari delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività ricreative, ma anche ai bagnanti e ai visitatori lasciandoli in balìa del caldo ma anche della sporcizia e del luridume.
Senza l’ombra di un bagno pubblico su quel lungo tratto di spiaggia c’è chi decide di andare a fare i propri bisogni direttamente sulla macchia mediterranea che, a differenza, della zona demaniale è di proprietà di alcune abitazioni private.
Il dietro-front del Comune di Pomezia è stato totale. Permessi azzerati, nessuna soluzione alternativa alla totale assenza di servizi incluso quello un tempo garantito dai bagnini privati e ordine perentorio di demolizione dell’impianto si smaltimento delle acque nere autorizzato dalla stessa amministrazione, sebbene al governo della città non ci fosse la sindaca di centro-destra Veronica Felici.
Tutto il procedimento amministrativo di chiusura dei chioschi è avvenuto nel silenzio e nel più stretto riserbo con la sola partecipazione di uno dei proprietari privati della zona dunale. Zona che non è stata recintata ed, è appunto, diventata terreno di scorribande contrarie all’igiene oltre che alla pubblica decenza.
La stessa proprietà dell’area è oggetto di incerta attribuzione perché il Comune, in mancanza di atti formali di attribuzione, si è attenuto alle mappe registrate presso il catasto che, tuttavia, non fanno fede ai fini dell’adozione di provvedimenti amministrativi.
L’ente locale, in sintesi, avrebbe agito in modo arbitrario e in assenza di contraddittorio con i controinteressati e in primo luogo i titolari dei chioschi balneari.
Una chiusura a riccio totale ma che riguarda un bene di proprietà pubblico rispetto al quale dovrebbe vigere, quanto meno, il diritto alla trasparenza amministrativa se non anche quello della sua efficacia dal punto di vista della gestione.
Il Comune di Pomezia agisce alla chetichella e senza trasparenza amministrativa
Interpellato da canaledieci.it l’ufficio della sindaca ha fatto spallucce e non ha, sinora, fornito alcuna risposta a domande che sorgono spontanee rispetto al destino di degrado e di abbandono della macchia mediterranea, non solo maleodorante dimora di cattivi odori, ma anche esposta al calpestio continuo di chi va a farci i propri bisogni.
Un comportamento contraddittorio passato da un estremo all’altro. Dalla realizzazione di un impianto fognario a norma all’ordine di demolirlo poiché considerato abusivo dagli uffici comunali in carica sebbene fosse già in possesso di tutti i requisiti urbanistici e ambientali previsti dalla legge.
Perché decidere di abbandonare al degrado un arenile unico nel suo genere? E farlo senza neppure coinvolgere nell’iter amministrativo almeno il Demanio marittimo e dando la possibilità, per esempio, ai gestori di presentare memorie e osservazioni al riguardo?
C’è, infine, da chiedersi cosa intenda fare la sindaca, Veronica Felici, per evitare che la situazione di allarme, anche dal punto di vista igienico, non degeneri in modo irrimediabile su un settore di costa di assoluto pregio ambientale.


















