L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, si è risvegliato in queste ore, mostrando al mondo un incredibile ma impressionante spettacolo che testimonia l’improvvisa intensificazione della sua attività, culminata con il “collasso di materiale del fianco settentrionale del cratere di sud-est”.
La fontana di lava dal fianco settentrionale del cratere del vulcano: i segnali dell’improvvisa attività sono monitorati in queste ore dall’INGV
A renderlo noto in queste ore l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Osservatorio Etneo, che sta monitorando costantemente l’evoluzione del fenomeno.
Le telecamere del sistema di sorveglianza hanno registrato stamattina l’imponente “flusso piroclastico“, probabilmente generato proprio dal cedimento di una vasta porzione del cratere. Un evento inusuale per un vulcano come l’Etna nonostante la sua costante e imprevedibile vitalità.
Flusso piroclastico e fontana di lava
Dalle prime osservazioni preliminari dell’INGV, il materiale caldo espulso sembra non aver superato l’orlo della Valle del Leone, un dato che è al momento rassicurante riguardo alla portata dell’evento.
Contestualmente al crollo però. l’attività esplosiva dal cratere di sud-est è passata a una spettacolare fontana di lava, un chiaro segnale di un’energia interna in forte aumento accompagnata anche da un tremore vulcanico ha raggiunto valori molto elevati, con il centro delle sorgenti localizzato proprio nell’area del cratere di sud-est.
Anche l’attività infrasonica è risultata elevata, con eventi significativi localizzati nella stessa zona. Tutti indicatori sismici e acustici che in queste fasi sono oggetto di un’attenta analisi dagli esperti per comprendere al meglio la dinamica eruttiva.
Monitoraggio costante e deformazioni del suolo: la situazione in evoluzione
Utilizzando una rete sofisticata di strumenti, l’INGV etneo, sta monitorando il segnale di deformazione della stazione Druv che continua a mostrare il trend di variazione iniziato con l’attuale fase di attività, e che sta indicando un cambiamento nella morfologia del vulcano.
Mentre tutti gli occhi sono puntati sul cratere dell’Etna, un altro dato in parte rassicurante, è quello fornito dalle altre reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo che non avrebbero rilevato ancora variazioni significative, suggerendo che l’impatto di questa intensificazione dell’attività sia per ora circoscritto all’area del cratere di sud-est.
Gli scienziati dell’INGV rimangono comunque in allerta e pronti a fornire aggiornamenti in tempo reale sull’evoluzione del vulcano e a garantire la massima sicurezza per le popolazioni circostanti.


















