Una gestione del contenzioso definita “opaca” e “frammentaria” da parte del Comune di Roma, del Municipio X e persino del Difensore Civico della Città Metropolitana è finita sotto la lente del Tribunale Amministrativo del Lazio, che ha dato ragione a un’ex dipendente dell’amministrazione locale di Ostia.
Cause di lavoro contro il Comune di Roma Capitale, il Tar del Lazio bacchetta il Campidoglio per scarsa trasparenza
La lavoratrice attendeva da oltre un anno l’accesso completo al proprio fascicolo personale di lavoro, detenuto dal Campidoglio, vedendosi opporre un muro di silenzi e risposte parziali.
La sentenza, emessa oggi, 19 maggio, rappresenta un duro colpo per l’amministrazione capitolina, in particolare per il Municipio X guidato da Mario Falconi, e per l’organo di controllo della Città Metropolitana, rappresentato dal Difensore Civico. Proprio quest’ultimo, istituito per tutelare i diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, non è riuscito a evitare il protrarsi dell’iter giudiziario.
Tutto ha avuto inizio nel maggio 2024, quando l’ex dipendente ha formalmente richiesto l’intera documentazione relativa alla sua carriera professionale all’interno della macchina amministrativa capitolina. Il fascicolo comprendeva atti di servizio, valutazioni, certificazioni mediche, relazioni sulla sicurezza e corrispondenza interna. Tuttavia, secondo i giudici amministrativi, la risposta di Roma Capitale è stata parziale e tardiva, con un rimpallo di responsabilità tra uffici e la consegna di alcuni documenti solo dopo l’avvio dell’azione legale.
Per il Tar del Lazio, il comportamento del Campidoglio ha evidenziato una “scarsa trasparenza istituzionale“. Le giustificazioni addotte dall’amministrazione, come la presunta indeterminatezza della richiesta o l’asserita assenza di alcuni atti, non hanno convinto il tribunale, che ha richiamato la chiarezza della normativa vigente in materia di accesso ai documenti amministrativi che fa capo alla legge 241 del 1990. Tale diritto, secondo la sentenza, è stato “ignorato” o “eluso in modo sistematico”.
La vicenda solleva un interrogativo sulla coerenza tra le promesse elettorali e l’azione amministrativa. Durante la campagna del 2021, l’attuale sindaco aveva infatti promesso una maggiore trasparenza nei processi decisionali, inclusa la concertazione con le parti sociali.
Il Tar ha ribadito un principio fondamentale: ogni dipendente anche in stato di quiescenza ha il diritto di accedere alla totalità dei documenti che lo riguardano, senza doverne specificare le motivazioni. La trasparenza amministrativa è un pilastro del buon funzionamento della pubblica amministrazione, e in questo caso, Roma Capitale ne ha disatteso i principi.
Anche il X Municipio dovrà adeguarsi e fornire tutti i documenti all’ex dipendente
Dalla sentenza emerge anche l’inefficacia dell’intervento del Difensore Civico, interpellato dalla ricorrente nel tentativo di risolvere la situazione in via stragiudiziale. L’avvocato che lo rappresenta sarebbe limitato a trasmettere comunicazioni interlocutorie, senza offrire soluzioni concrete.
Infine, il Tribunale ha stigmatizzato il ruolo del Municipio X, presso cui la lavoratrice aveva prestato servizio. Alcuni documenti richiesti erano detenuti proprio da questo ente, ma non sono mai stati forniti.
La giustificazione dell’amministrazione, che suggeriva alla ricorrente di rivolgersi autonomamente alle singole strutture, è stata giudicata inadeguata. Il Tar ha chiarito che l’ente ha l’obbligo di fornire quanto in suo possesso o di indicare chiaramente l’inaccessibilità dei documenti non più detenuti, senza poter demandare al cittadino la ricostruzione di un complesso iter burocratico.
La sentenza del Tar Lazio impone ora al Campidoglio, al Municipio X e al Difensore Civico di fornire integralmente la documentazione mancante all’ex dipendente, segnando una vittoria importante nella sua battaglia per la trasparenza.

















