Agguato sulla via Ostiense, il ferito resta in fin di vita: il mistero della pistola abbandonata

La vittima operata, le condizioni restano disperate. Il mistero della pistola abbandonata

I rilievi dopo l'agguato sull'Ostiense

Un colpo lo ha centrato alla testa, due all’addome, un altro ancora a una gamba. Resta ricoverato in condizioni disperate il buttafuori egiziano di 27 anni, vittima dell’agguato a colpi di pistola di ieri all’alba sulla via Ostiense, all’altezza di Vitinia. Al Sant’Eugenio è stato operato per estrarre una pallottola dalla testa. Ma l’emergenza non è ancora superata.

La vittima operata, le condizioni restano disperate. Il mistero della pistola abbandonata

Secondo una prima ricostruzione, Mohamed Atef Mohamed Tolba Elwakil, noto come “Midò, sarebbe stato inseguito dopo una lite fuori dal locale notturno “Nice” di Grottarossa.

A bordo di una Smart di un amico, sarebbe stato speronato da un’altra vettura e poi raggiunto dai colpi di arma da fuoco esplosi a raffica da chi lo inseguiva. Colpi esplosi per uccidere.

I carabinieri del Gruppo e della Compagnia di Ostia stanno conducendo le indagini per risalire ai responsabili e chiarire la dinamica esatta dell’agguato.

La pistola ritrovata

Il fulcro dell’inchiesta ruota attorno a un revolver ritrovato nei pressi del luogo dell’agguato. Si tratta di un’arma rubata anni fa a Roma, ma non è ancora chiaro se sia stata utilizzata nell’attacco o se appartenesse alla vittima.

Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, nemmeno quella che Elwakil potesse essere armato, anche se al momento non ci sono conferme. Resta da chiarire in alternativa perché chi ha sparato abbia buttato l’arma nelle vicinanze.

Chi è la vittima

Il ferito, incensurato e prossimo a diventare papà (la moglie è incinta all’ottavo mese di gravidanza), lavorava per una società di sicurezza privata del quadrante sud di Roma, che offre servizi di vigilanza sia per locali notturni sia per edifici privati. La società è estranea ai fatti, e nulla nel profilo della vittima lascia immaginare legami con ambienti criminali.

Il movente resta ancora oscuro. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere stradali e i tabulati telefonici per identificare l’auto degli aggressori e scoprire chi ha premuto il grilletto per uccidere. Sarebbero stati esplosi, infatti, una decina di colpi.