Si riduce su tutte le spiagge italiane la durata della stagione balneare ovvero dell’obbligo da parte di Comuni e concessionari di posizionare marinai di salvataggio in prossimità degli specchi d’acqua. E l’Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti (ANAB) mostra la sua contrarietà: da questa stagione, la balneazione sarà meno sicura.
Le Capitanerie di Porto riducono la durata dell’obbligo di salvataggio sulle spiagge italiane. ANAB Lazio: “Stagione balneare meno sicura”
Mentre il Campidoglio annuncia di voler prolungare la stagione balneare fino al 31 ottobre, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto accorcia la durata dell’obbligo di assicurare il servizio di salvamento in prossimità degli specchi d’acqua. I marinai di salvataggio, così, saranno obbligatori sulle rive di mare e laghi dal 17 maggio al 21 settembre e non più, com’è sempre stato, dal 1° maggio al 30 settembre.
La protesta ha assunto un carattere nazionale, e anche nel Lazio vede il presidente ANAB Silvano Terenzio, fortemente critico rispetto la riduzione della presenza dei bagnini sulle spiagge, soprattutto durante il prolungamento stagionale, in cui giocoforza, aumenterà significativamente il rischio per i bagnanti.
“Il problema sembra riferibile al resto del Lazio esclusa Roma – sottolinea Terenzio -, per le quali spiagge non abbiamo ancora notizie ufficiali diverse dalle affermazioni di Roma capitale che annuncia l’apertura della stagione balneare dal 1 maggio al 30 settembre, con facoltà di prolungare fino al 31 ottobre sempre con salvamento”.
Periodo elioterapico: ANAB denuncia un pericoloso vuoto di sicurezza
La direttiva, che consente l’apertura degli stabilimenti balneari per scopi elioterapici al di fuori della stagione balneare ufficiale ma senza l’obbligo di servizio di salvataggio, è proprio il punto cruciale che merita una rapida e necessaria revisione: “Siamo contrari soprattutto all’introduzione del cosiddetto periodo elioterapico – ha dichiarato Silvano Terenzio – che di fatto permette agli imprenditori di tenere le spiagge aperte senza garantire la presenza obbligatoria di bagnini, ma apponendo cartelli informativi. Una spiaggia aperta è una spiaggia frequentata, e dove c’è presenza di persone in prossimità dell’acqua, dev’esserci sorveglianza attiva. In assenza di assistenti bagnanti, non c’è vera sicurezza per nessuno”.
Questa disposizione infatti, crea un pericoloso vuoto di sicurezza, lasciando le spiagge potenzialmente affollate senza adeguata sorveglianza. ANAB contesta fermamente l’idea che la semplice segnaletica informativa possa sostituire la presenza attiva e competente dei bagnini, fondamentali per prevenire incidenti e salvare vite umane.
ANAB: la riduzione della stagione balneare aggrava anche la crisi dei bagnini
Il presidente dell’ANAB nazionale Guido Ballarin, in queste ore ha sollevato anche il problema dell’accorciamento della stagione balneare, unito alla mancanza di tutele contrattuali e professionali, che sta aggravando la crisi degli assistenti bagnanti in Italia.
Secondo l’ANAB, che ha intanto lanciato un appello a Salvini affinché riconsideri la direttiva, ponendo al centro la salvaguardia della vita umana, la decisione del Ministro rischia di compromettere definitivamente una professione essenziale per la sicurezza in mare, aprendo la strada all’improvvisazione e all’irresponsabilità.
ANAB: “Uniformare le regioni significa ignorare le specificità territoriali”
E’ critico anche sull’uniformazione della stagione balneare a livello nazionale, il l’associazione degli assistenti bagnanti, che ha evidenziato come essa ignori le diverse realtà regionali.
La direttiva ministeriale, che fissa l’inizio della stagione al 17 maggio e la fine al 21 settembre, penalizzerebbe in particolare le regioni dove il servizio di salvataggio era precedentemente garantito per un periodo più lungo.
Regole più chiare per la sicurezza in mare
Ancora dall’ANAB Lazio poi arriva la richiesta di regole chiare e condivise per la sicurezza in mare, che mettano al centro la tutela della vita dei bagnanti:
“La nuova impostazione indicata crea un pericoloso vuoto di responsabilità e tutela, scaricando tutto sul buon senso individuale o sull’intervento tardivo dei soccorsi. La sicurezza non si improvvisa. Chiediamo regole chiare, condivise, che mettano davvero al centro la salvaguardia della vita umana” – conclude Terenzio.


















