Una grave sepsi, una infezione diffusa: sarebbe questa, secondo i primi risultati dell’autopsia, la causa della morte di Simonetta Kalfus, la donna di 62 anni deceduta il 18 marzo al Grassi di Ostia dove si trovava in stato di coma per un intervento di liposuzione avvenuta dodici giorni prima in una clinica privata a Cinecittà. L’esame autoptico è stato svolto all’istituto di medicina legale di Tor Vergata su disposizione della Procura.
La morte di Simonetta Kalfus forse causata da una grave sepsi dopo la liposuzione: si procede per omicidio colposo
Intanto eseguita l’autopsia il corpo è stato restituito ai familiari. I funerali saranno celebrati giovedì 27 marzo alle ore 15 nella parrocchia di San Gaetano Da Thiene, ad Ardea.
Nell’inchiesta avviata dalla procura di Roma sono tre i medici indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Il chirurgo e l’anestesista che hanno partecipato all’intervento e una terza dottoressa dell’ospedale Sant’Anna di Pomezia che non l’avrebbe ricoverata qualche giorno dopo l’intervento estetico nonostante il forte malessere.
Ma al centro dell’inchiesta avviata dalla pm Chiara Capezzuto c’è il chirurgo Carlo Bravi, il medico che a proceduto alla liposuzione sui glutei e a quanto pare anche sotto al mento. Lo scorso settembre era stato condannato a un anno di reclusione, in primo grado, per lesioni colpose aggravate in seguito a un intervento estetico al seno di una trentenne che aveva sporto denuncia.
Simonetta Kalfus, ex dirigente Unicredit da pochi mesi in pensione, si era sottoposta a un intervento di liposcultura il 6 marzo in un centro privato dove operava il dottor Bravi. La morte all’ospedale di Ostia il 18 marzo, dove è stata ricoverata in condizioni disperate quattro giorni prima.
A piazzale Clodio il fascicolo per omicidio colposo è stato aperto dopo la denuncia presentata da Eleonora Rivetti, figlia della Kalfus, ai carabinieri di Ardea, già il giorno prima della morte della madre.
La denuncia della figlia
“L’epilogo era chiaro”, si dispera ancora la donna. “Era piena di buchi, anche sul collo, sotto il mento. Non si può morire per una liposuzione. Ha avuto febbre dolori, si è spenta in pochi giorni”.
“Si era già sottoposta a lifting e addominoplastica, ma non nello stesso ambulatorio e non aveva mai avuto problemi. Non sappiamo nemmeno quanto abbia speso per l’intervento. Probabilmente ha pagato in contnti. Non abbiamo trovato tracce bancarie”. “Quel chirurgo – racconta ancora la donna – glielo aveva consigliato un anestesista che conosceva e che poi ha partecipato all’intervento“.


















