L’impegno per una mobilità più sostenibile e un futuro a zero emissioni, a Roma si scontra con la triste realtà del vandalismo, dell’inciviltà e dei furti dei ladri di rama. Bersaglio dei blitz sono le colonnine di ricarica per auto elettriche, fondamentali per lo sviluppo di una rete di trasporto ecologica, ma sempre più spesso oggetto di atti vandalici che le rendono inutilizzabili, causando disagi per gli utenti e un danno economico per la comunità .
Ladri di rame in azione a Testaccio, Centocelle e Prenestino: bersaglio dei blitz le colonnine di ricarica per auto elettriche
Nella Capitale la situazione è allarmante: numerose colonnine di ricarica, soprattutto quelle di nuova installazione e non ancora attivate, sono state gravemente danneggiate.
In molti casi, i cavi di rame, presenti in quantità significative all’interno delle colonnine, vengono tagliati e rubati per essere rivenduti sul mercato nero. Un fenomeno in crescita che ha trovato nuove risorse da aggredire anche tra le infrastrutture per la mobilità elettrica.
Colonnine vandalizzate e furto di rame: aumentano gli episodi in tutta la Capitale
Uno dei quartieri più colpiti da questa ondata di vandalismo è il Testaccio, dove una foto denuncia in queste ore, ha documentato l’ultimo raid a delle colonnine nuove e ancora non attivate, che sono state già danneggiate e rese inutilizzabili.
Ma il problema non si limita a questa zona: segnalazioni di atti vandalici e furto di rame arrivano anche da altre aree di Roma, come via Palmiro Togliatti, la Prenestina e la Casilina. Un vero e proprio scempio che si estende a macchia d’olio in tutta la città .
Stalli occupati abusivamente
Oltre ai danni causati dai vandali, le colonnine di ricarica devono fare i conti con un altro problema: l’occupazione abusiva degli stalli da parte di auto con motore a combustione interna (endotermiche) e, paradossalmente, anche di auto elettriche non in fase di ricarica.
Un atto di inciviltà che impedisce a chi necessita di ricaricare il proprio veicolo di utilizzare le colonnine, creando ulteriori disagi. Arriva da un’utente disperata, una storia scritta ad arte per spigare la situazione attuale nella Capitale, dove si spinge per l’elettrico, senza far viaggiare di pari passo l’installazione, ma soprattutto il controllo delle colonnine di ricarica, alla mercé di ladri e vandali.
Auto elettriche: la ricarica diventa un’odissea tra app, file, “favori” e colonnine vandalizzate
Dalla gioia di passare all’elettrico alla frustrazione della ricarica: un racconto ironico e realistico sulle sfide della mobilità sostenibile e quelle del quotidiano:
“Quando ho cominciato a guidare, dovevo andare a fare benzina. Con le mie 10.000 lire in tasca, cercavo il benzinaio che mi avrebbe garantito il massimo numero di chilometri per quei soldi. E poi… il grande salto. La macchina elettrica. Panico: Dove si infilano i soldi? Ah, non si infilano. Neanche la carta va bene. Serve un’app. O una tessera della compagnia elettrica. E così, tra codici e QR da scannerizzare, la ricarica diventa un’operazione di pianificazione. Altro che quei due minuti al self-service: ora servono quaranta, cinquanta, magari un’ora. Quindi bisogna scegliere bene la colonnina: magari vicino a un supermercato, così nel frattempo faccio la spesa o porto fuori il cane. E poi scopro la verità : il mio problema è lo stesso di migliaia di altre persone. C’è un quartiere intero che, su quella stessa app, sta fissando la mia colonnina, sperando che si liberi. C’è una nuova umanità , che controlla gli aggiornamenti in tempo reale, che si mette in fila rassegnata. Tutti guardiamo con desiderio quel cavo da 22 kilowatt come fosse l’ultima fonte di vita sulla Terra. Oggi “scopriamo” che oltre a noi, lo guardano altri con intenzioni molto meno civili, mettendo fuori uso quel qualcosa che è diventato più che mai necessario e che quindi andrebbe tutelato” – conclude Sonia P.


















