
di Roberto Riccardi
Il dibattito sull’autonomia di Ostia da Roma torna ciclicamente a occupare le agende politiche della Capitale. Questa volta con una proposta di legge presentata alla Camera che mira a trasformare parte del X Municipio in comune autonomo, replicando quanto accaduto con Fiumicino nel 1994.
L’amministrazione comunale di Roma e i romani avrebbero solo vantaggi dalla autonomia di Ostia con la costituzione di un nuovo comune
La questione è complessa e merita un’analisi che vada oltre le solite contrapposizioni ideologiche.
Roma è una città che soffre di gigantismo amministrativo. La gestione di un territorio vastissimo, che va dai Castelli al mare, si è rivelata nel tempo sempre più problematica. Il decentramento attraverso i Municipi, pensato come soluzione, si è dimostrato uno strumento inadeguato, soprattutto per aree con caratteristiche così peculiari come il litorale.
L’esperienza di Fiumicino è illuminante: da quartiere periferico e problematico si è trasformato in una realtà dinamica, con un’identità precisa e una capacità amministrativa efficiente. E non si venga a dire che la risorsa economica principale di Fiumicino è data dalla presenza dell’aeroporto: le economie derivanti dallo scalo, dati ufficiali, incidono solo per il 4% del bilancio locale.
Non è azzardato immaginare un percorso simile a quello di Fiumicino per Ostia/Ostia Antica, che con i suoi 100.000 abitanti potenziali sarebbe il terzo comune del Lazio.
Risorse economiche finalizzate al meglio
Il paradosso delle risorse è forse l’aspetto più interessante dell’intera questione. Oggi il X Municipio rappresenta per Roma un centro di costo sproporzionato rispetto alle altre zone della città.
La gestione del litorale richiede investimenti continui: la manutenzione degli arenili, il ripascimento delle spiagge, la sicurezza della costa, la pulizia di un’area che nei mesi estivi vede quadruplicare la sua popolazione, il verde pubblico da sistemare frequentemente, oltre cinquemila alloggi di edilizia popolare. Sono notevoli i costi sociali di quartieri complessi come l’Idroscalo o il Ostia Ponente, che richiedono interventi costanti.
A fronte di queste spese, il ritorno per le casse comunali è limitato. La tassa di soggiorno, seppure equiparata alle zone del Centro Storico, è minima (il turismo balneare è prevalentemente pendolare), le concessioni balneari generano un gettito modesto rispetto al loro potenziale, e l’economia locale stenta a decollare proprio per la mancanza di una governance dedicata.
Il parallelo con Fiumicino
L’autonomia amministrativa potrebbe ribaltare questo schema. Un comune costiero avrebbe la possibilità di ridisegnare il sistema delle concessioni balneari, sviluppare una propria politica turistica integrata mare-archeologia, attirare investimenti specifici per il settore nautico e portuale, gestire il territorio con una pianificazione urbanistica mirata e ottimizzare i costi con una macchina amministrativa più snella.
Non è un caso che Fiumicino, dopo l’autonomia, abbia visto crescere il proprio PIL territoriale del 45% in dieci anni, mentre l’area di Ostia, rimasta sotto Roma, ha registrato una crescita di appena il 12% nello stesso periodo.
L’esempio della portualità turistica è emblematico: mentre Fiumicino ha sviluppato un sistema portuale efficiente, il porto turistico di Ostia continua a navigare tra difficoltà amministrative, giudiziarie e lungaggini burocratiche, proprio perché le decisioni devono passare attraverso il filtro della macchina amministrativa romana.
Per Roma, la separazione rappresenterebbe un risparmio netto: i costi di gestione del litorale verrebbero trasferiti alla nuova amministrazione, mentre la Capitale manterrebbe i benefici di avere un polo turistico-balneare alle porte, ma senza il peso della sua gestione diretta.
Una soluzione win-win che altre capitali europee hanno già sperimentato con successo nei loro rapporti con le città costiere satellite.
La proposta di legge prevede garanzie importanti: un referendum consultivo per gli abitanti delle zone interessate, un periodo di transizione gestito da un commissario prefettizio e un meccanismo di redistribuzione delle risorse che tuteli entrambe le amministrazioni.
Il vantaggio per i romani
Non è un salto nel buio, ma un processo graduale e controllato. I romani dovrebbero guardare a questa possibilità non come a una perdita, ma come a un’opportunità di razionalizzazione amministrativa.
Un comune di Ostia autonomo potrebbe diventare un partner importante per Roma, in una logica di Città Metropolitana dove le specificità territoriali vengono valorizzate invece che annacquate in un centralismo inefficiente.
La storia ci insegna che le città crescono anche attraverso processi di riorganizzazione territoriale. L’autonomia di Ostia potrebbe essere uno di questi momenti di crescita, tanto per il nuovo comune quanto per Roma stessa. A patto che si abbia il coraggio di guardare oltre il mantra dell’unità amministrativa a tutti i costi, riconoscendo che, talvolta, dividersi può essere il modo migliore per crescere insieme.

















